non avevamo dubbi

Egr. eugenio maria luppi,

la notizia che Ella – a differenza dei suoi "compagni" e dirigenti, in egual misura colpevoli – domenica prossima non si recherà al sacrario di Monte Sole, non sorprende

Non sorprende perchè per quel gesto – del chinare la testa e di chiedere il perdono – è necessario un coraggio che "quaraquaquà" della sua risma non posseggono.
Forse, in passato, ha creduto di averlo, magari lo ha pure confuso con la stupidità ("io si che ho coraggio e faccio il saluto romano a Marzabotto. Io mene frego"), ma ribadisco il mio pensiero: nel solco della tradizione fascista lei è un vigliacco

Spero solo che la sua vergogna aiuti a molti ita(g)liani aprire finalmente gli occhi

Compreso lei

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muzica tziganeasca

Essendo (ri)cominciata la “stagione” del musical reality X-Factor, mi sono deciso a riprendere in mano mouse e tastiera, per scrivere di una storia che mi ha toccato molto.
Intanto cominciamo dal fattore scatenante: X-Factor
Pur non avendo nulla in contrario circa la ricerca del talento (esiste dalla notte dei tempi ed in qualsiasi campo) sono decisamente contro la sua spettacolarizzazione ed ancor di più se risulta promossa evidenziando più il processo di esclusione che non quello di inclusione. La Cultura dovrebbe servire ad unire non a dividere: ricordiamolo ogni tanto !
Sbaglio ? Senz’altro, ma pensiamoci.
La regola di questi intrattenimenti (i reality tipo X-Factor) non è forse enfatizzare – spesso anche con l’umiliazione – la sconfitta, quindi l’ELIMINAZIONE, di un concorrente ?
Volendo continuare si potrebbe evidenziare che il premio o la sconfitta vengono decretati secondo canoni assolutamente personali di chi – per ragioni molto interne ed interessate allo “show business” – è definito Maestro, il quale “lavora” in modo molto conservatore ed omologato: questo vuole il mercato, questo deve venire premiato. Una logica da pensiero dominante e conformista che – aridaje – esclude le diversità.
Secondo voi il vero talento – dei Bob Dylan, dei Chaplin, dei Fellini, della gente “diversa”… – è riconosciuto in porcate come queste ?
Per intenderci, basta un fotogramma di X-Factor e – automaticamente – penso a De Andrè ed alla sua passione di raccontare gli ultimi, di farne Vangelo (ciao Gallo !) con le sue storie ai margini, con i suoi “zingari” a furia di essere vento…

E quest’estate sotto il palazzo dei Papi ad Avignone (“contro quel cielo che dicon di Dio”) ho incontrato due Gitani che allietavano la calda giornata provenzale con un violino ed una fisarmonica. Godendo di una momentanea solitudine della piazza – e della famiglia, persa in negozietti – sono stato rapito dai virtuosismi dei due (ma sia detto con grande umiltà: che diavolo, non sono mica Morgan !) arrivando all’estasi poco a poco grazie ad una “Besame Mucho” delicata ed una suntuosa interpretazione del più bel tango mai scritto: “Por una Cabeza”
Essendo un classico esempio di “libro aperto” i due hanno inteso il mio godimento per il loro suonare e con grazia mi hanno chiesto se avessi una richiesta da proporgli.
Al mio declino in italiano – “suonate quel che vi pare, ma suonate …io resto qua” – mi hanno fatto capire che il prossimo pezzo sarebbe stato un “O sole mio” oppure “Un ritorna a Sorrento”.
Pur amando la grande tradizione napoletana (Salvini, io no. Non ti saluto!) ho risposto che, “no, suonate qualcosa della vostra terra …”, della vostra Cultura, del vostro essere “diversi”, cosicché “sia io a sentirmi ancora più vicino a voi”.
Il più vecchio, il violinista, mi ha lanciato sorriso sardonico, come a dirmi: “e bravo guaglione …”

E hanno attaccato con la Danza Ungherese n.5 di Brahms in pieno stile tzigano e l’emozione è stata fortissima.
Io di musica classica non è che ne capisca un pozzo, anzi. Per dire, fino a quel momento quella era la musica del Grande Dittatore e così – grazie a quel straordinario regalo che mi veniva fatto in quel momento – mi sono lasciato trasportare e rapito dalla musica vi giuro che tra la gente in coda per l’accesso al Palazzo ho visto il “barbiere” Charlot – guarda caso un altro diverso … – aggirarsi beffardamente con il suo passo dinoccolato.
Dio, che gusto !
Sul finire del pezzo ho ripensato a tutto il film, all’ostracismo che proprio Chaplin ha dovuto affrontare perchè non omologato, al fiasco della prima per quel messaggio contenuto nel Discorso all’Umanità che ci invita a godere della felicità del prossimo ed a ribellarci contro chi non ci vuole cittadini, ma servi.
Forse la mia fantasia ha corso troppo, ma non vi fossero stati due Gitani con un violino ed una fisarmonica, con la loro “diversità”, non avrebbe neppure cominciato a correre …

Così quando ci siamo salutati avevo le lacrime agli occhi.
Ancora grazie, G.

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una GanG di amici

Ci sono un paio di Amici di cui voglio raccontare …
Sono rocker e di quelli tosti (specie il “silenzioso”, il solista) ma c’è l’inganno: se il termine “rocker” può portare a visioni quali il divismo, l’eccesso, l’egocentrismo e la moneta … bene loro sono agli antipodi.
Nonostante una carriera marchiata CGD, WEA, classifiche e vari happening tipo I°Maggio e/o San Siro ad un certo punto – quando i piedi in testa delle major si sono fatti sentire la prima volta – si sono guardati dentro e hanno detto: «fate come vi pare, ci pagate il LICENZIAMENTO, e noi ci fermiamo qua».
Il noi ci fermiamo qua, ben inteso, è rivolto alle case discografiche che fagocitano la musica italiana (ed internazionale) con i loro loschi intenti; loro sono montati in treno con il vecchio Woody Guthrie ed hanno cominciato, pardon, continuato a girare per l’Italia.
Il fantasma del grande menestrello americano – non essendoci più alcun circuito (e dove cazzo sta l’Arci ? ) – gli ha guidati per case di amici, circoli, comitati, CSOA (grandi !) per concerti in capo al mondo dall’insicura platea (tipo Fornovo) e non hanno mai detto di no.
Mai un no!
Il cachet ? «nesssun problema» e vaffanculo al produttore artistico e l’hotel 5 stellle.
Sono riusciti a produrre ancora dischi di grande spessore (Marì, ma quando me la canti ancora Cecilia ?) attenti alla Memoria, ai fatti del vivere quotidiano – da Sesto San Giovannni fino ad Edo – e per la loro strada se ne sono andati: fieri ed orgogliosi con la loro bella bandiera Rossa e Nera.

Va da se che gli volevo bene anche prima, ma scrivo queste righe con grande gioia perchè alla chiamata per aiutare la GanG nel far uscire un loro album il popolo degli amici, dei compagni, di quelli che in qualche modo devono se non altro rispetto a questi due fratelli marchigiani ha risposto in modo straordinario.
Se volete controllate http://www.becrowdy.com/sangue-e-cenere-il-nuovo-cd-dei-gang e forse riuscirà più facile capire se ancora pagano Onestà e Coerenza

Certo, le mie sono banalità, ma la sostanza del discorso è che la nostra musica ce la suoniamo noi e …
i GanG sono della partita!
G.

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la passionaria del tocai

Domenica scorsa ha fatto 99 anni Pietro Ingrao.
Raccontare il “compagno” Pietro, almeno quello che rappresenta per me, è impossibile.

E’ impossibile perchè soltanto la durata della sua vita – che abbraccia per intero il tutto “secolo breve” – è fatta di miriadi di avvenimenti che lo hanno visto, se non protagonista diretto, attento osservatore, quindi protagonista politico (quando la politica aveva altra passione).

Saltando qua e la tra la sua biografia si può leggere di un giovane poeta in camicia nera che l’abbandona immediatamente per la clandestinità nella Resistenza: poeta e partigiano. E’ direttore de L’Unità, dal ’47 al 56,  e dobbiamo a lui la prima pagina dedicata alla morte del “maresciallo Stalìn” (all’emiliana) che vista ora mi fa molto incazzare. Insieme a tutto il PCI commette errori drammatici su Ungheria e “il Manifesto”, ma li riconosce prima di altri e – soprattutto – nonostante questa sua ammissione non mette mai in discussione il suo essere “ribelle”. Continua a leggere

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una vita da mediano

Non sono un fan sfegatato del rocker reggiano, anzi, tuttavia tra le canzoni che a mio sindacabile giudizio sono degne di nota, vi è quella in oggetto che ho deciso di usare a titolo di quest’ultimo “delirio”.
Ho scelto “Una vita da Mediano” per raccontare – quanto meno tentare – la mia ultima esperienza professionale, tanto per quei magnifici versi che ti dicono che in assenza di piedi buoni devi metterti a lavorare sui polmoni (che tradotto in ambito lavorativo significa che se non c’è il posto da CEO/AD o Direttore di ‘sti cazzi prendi tutto quello che ti è possibile e fermo restando la dignità di lavoratore … “pedala” !!!!) ed anche o soprattutto per quella mitezza e dignità con cui lo racconta: “vedi capo, quando fai gol, ricordati che c’è anche gente come me che “stoppa” buchi da mattina a sera”.
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