Archivi del mese: luglio 2008

Sans Papiers (Iniziali S.P.)

Alé Alé Alé
Alé Alé Alé
Sempre più lontano da una bocca, da una mano
da un minimo di aiuto e di calore umano
Sempre più vicino alla fine di chi è
rimasto chiuso fuori dall’arca di Noè
rimasto chiuso fuori dall’arca di Noè
Sempre più vicino ai manganelli penso che
per me eri la Francia ed io un uomo che
veniva per amarti, giurarti fedeltà
in cambio di Uguaglianza e Fraterna Libertà,
in cambio di Uguaglianza e Fraterna Libertà.
Allons enfants
Allons enfants
Allons enfants de la Patrie
Alé Alé Alé
Alé Alé Alé
Arrivano i giornali e le botte dei maiali
Mandati ad eseguire degli ordini geniali:
entrate nelle chiese, trovate i Sans Papiers
spediteli al mittente e adieu la liberté
Allons enfants
Allons enfants
Allons enfants de la Patrie
Bandabardò
ditasaintbernard

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Se cacci tutti i rumeni poi con chi te la prendi?

L’angoscia (e l’odio) di un uomo qualunque
di Ascanio Celestini
 
Io odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Mi scusi, io sono un uomo qualunque. Io sono l’uomo della strada.
Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi faccio un’idea di come va il mondo.
Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara.
E voglio dire che odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Ma se tu mi cacci i rumeni… tu che sei razzista poi con chi te la prendi?
Il razzista c’ha poca fantasia, non riesce a odiare una razza inferiore se non ce l’ha davanti.
Ma lei se l’immagina il Ku Klux Klan in America se non ci stavano i negri?
Cosa facevano tutti quei bravi americani incappucciati?
Invece di andare a impiccare gli schiavi per le campagne se ne andavano a giocare a calcetto?
Ha mai provato a giocare a pallone col cappuccio in testa e i buchetti per gli occhi?
Il razzista non riesce a odiare una razza inferiore se non ce l’ha davanti.
Per questo esiste l’immigrazione. Non puoi fare seriamente il razzista se odi gli aborigeni australiani e tu sei ciociaro.
Allora il mercato mondiale coi flussi migratori manda anche a te che stai a Strangolagalli in provincia di Frosinone un negretto da odiare nel cortile di casa.
Se i negri, gli albanesi, i rumeni, le mignotte russe se ne tornano a casa noi che facciamo?
Andiamo tutti in Romagna a odiare i tedeschi che vanno in vacanza a Riccione?
Mi scusi, io sono un uomo qualunque. Io sono l’uomo della strada.
Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi faccio un’idea di come va il mondo. Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara.
 
E ribadisco che odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Secondo me i politici non sono abbastanza razzisti.
Ci vorrebbero persone nuove al governo. Per esempio gli imprenditori.
I palazzinari che tengono i muratori rumeni per 20 ore al giorno in cantiere e gli fanno fare la fame.
Quelli che si prendono la serva, gli danno due lire e manco la mettono in regola.
E se tu sei un rumeno, vuoi farti sfruttare, ma non c’hai i soldi per il treno…
ci sono gli schiavisti che vengono a schiavizzarti direttamente a domicilio.
Sono più di 10mila le aziende italiane da quelle parti. L’Italia è il partner n° 1 della Romania.
Significa che la Romania è una colonia italiana.
E poi le dico un segreto: che se è scientificamente provato che il rumeno è una razza inferiore… in Romania… è pieno così di rumeni!
Altro che Ku Klux Klan.
Se l’immagina che figata se gli incappucciati se ne andavano direttamente in Congo a sparare ai negri? Fare i razzisti direttamente in loco è come andare a pesca all’acquario di Genova.
Per fortuna che qui in Italia ce ne abbiamo 1 milione di rumeni. Per me che non mi posso permettere di andare a Bucarest…
mi basta portare fuori il cane per guardarmi le mignotte slave lungo la strada. Scendo col cane e mi accodo alla ronda del mio condominio.
Andiamo a bruciare qualche baracca.
Tanto il clandestino non ti denuncia. Se va dai carabinieri quelli lo rimandano in Transilvania dal conte Dracula.
Per questo che io odio questi politici razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Se mi sbaraccano il campo nomadi io nel parco ci vengo solo per far pisciare il cane. Mi viene la malinconia, mi sento un pensionato.
Ribadisco che i politici non sono abbastanza razzisti. Dovrebbero imparare dagli imprenditori.
Quelli fanno il porco comodo loro e ti buttano il discorso sull’economia. Ti dicono «mica li schiavizzo… io gli do il lavoro».
Uno stipendio in Romania dove non c’hanno diritti e lavorano giorno e notte sono 300 euro al mese.
Qui in Italia non ci paghi manco un operatore di call center sfigato a part-time!
E magari l’imprenditore è pure convinto di fare del bene. Perché il razzista migliore è quello che è convinto di non esserlo.
Io sono un uomo qualunque, ma le voglio dire che il razzismo è come il culo.
Vedi quello degli altri, ma il tuo culo non riesci a vederlo.
Tu provi a guardarti il culo, ma non riesci mai a vedertelo per bene.
Il mondo è pieno di culi. Sei miliardi di esseri umani, sei miliardi di culi.
Sei miliardi di chiappe appaiate che si muovono davanti ai tuoi occhi.
Sei miliardi meno uno. Il tuo. Il tuo non riesci a vederlo.
E il razzismo è uguale.
Vedi razzismo ovunque tranne addosso a te.
Glielo dicevo ieri all’inquilino del piano terra mentre picchiavamo un barbone. Lui dice che è una volgarità gratuita questa del culo.
Che il paragone si può fare anche coi denti. Che vedi i denti degli altri, ma non i tuoi… eccetera…
E invece si sbaglia. In quel momento infatti ho dato un calcio in bocca al barbone e gli ho staccato due denti.
Gli ho detto «vedi? Adesso questo pezzente se li può vedere i denti suoi!» Per non parlare del particolare caso della dentiera.
La sera te ne vai a letto, ti togli i denti finti, li infili nel bicchiere con la pasticca effervescente che li igienizza.
E puoi addormentarti felice di guardarti dentro alla bocca.
Io vorrei sfilarmi il culo come una dentiera e infilarlo dentro a un secchio.
Mettermelo sul comodino a mollo nell’intimo di Karinzia. Vorrei infilarmi nel letto e addormentarmi felice guardandomi il culo.
Mi scusi la volgarità, ma io sono un uomo qualunque.
Io sono l’uomo della strada.
Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi fa un’idea di come va il mondo.
Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua.
Io sono quasi come Ferrara.
 
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ASCANIO CELESTINI
Sempre partendo dalla narrazione di tradizione orale, che resta al centro dei suoi interessi, Ascanio Celestini in questi ultimi anni ha sperimentato i linguaggi del teatro, del cinema e della canzone. «Parole sante», il suo primo cd pubblicato nel 2007, segue il film documentario prodotto da Fandango, stesso anno e stesso titolo, incentrato sul mondo del lavoro e sullo sfruttamento dei precari dell’Atesia, il più grande call center italiano. Celestini ne firma regia e sceneggiatura, come per il precedente «Senza Paura» (2004). Tra i suoi libri ricordiamo «Scemo di guerra» (Einaudi 2005, anche con dvd allegato), «La pecora nera» (Einaudi 2006), «Cecafumo» (Donzelli 2002, testo e cd audio), «Fabbrica», (Donzelli 2003, testo e cd audio), «Radio Clandestina» (Donzelli 2004, testo e dvd, con un’introduzione di Alessandro Portelli). Con la sua compagnia, dal 2005, organizza e dirige il festival «Bella ciao» nel X municipio di Roma. «Bella ciao, storie di pace e di guerra» è invece il titolo della trasmissione curata per Radio Tre Rai. Inoltre è ospite fisso del programma «Parla con me» (RaiTre) di Serena Dandini con le sue «Inchieste da fermo». È in questo contesto che nasce la traccia originaria del pezzo pubblicato qui a fianco.

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qualcuno era comunista

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso.
Era come… due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due.
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente
lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
il signor G
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je so pazzo

Je so’ pazzo je so’ pazzo
e vogl’essere chi vogl’io
ascite fora d’a casa mia
je so’ pazzo je so’ pazzo
e ci ho il popolo che mi aspetta
e scusate vado di fretta
non mi date sempre ragione
io lo so che sono un errore
nella vita voglio vivere
almeno un giorno da leone
e lo Stato questa volta
non mi deve condannare
pecché so’ pazzo 
je so’ pazzo! 
ed oggi voglio parlare.

Je so’ pazzo je so’ pazzo
si se ‘ntosta ‘a nervatura
metto a tutti ‘nfaccia o muro
je so’ pazzo je so’ pazzo
e chi dice che Masaniello
poi negro non sia più bello?
e non sono menomato
sono pure diplomato
e la faccia nera l’ho dipinta
per essere notato
Masaniello è crisiuto
Masaniello è turnato
je so’ pazzo 
je so’ pazzo! 
…nun nce scassate ‘o cazzo!

Pino Daniele

a_gv0666

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i am the passenger

I am a passenger
And I ride and I ride
I ride through the city’s backside
I see the stars come out of the sky
Yeah, they’re bright in a hollow sky
You know it looks so good tonight
I am a passenger
I stay under glass
I look through my window so bright
I see the stars come out tonight
I see the bright and hollow sky
Over the city’s a rip in the sky
And everything looks good tonight
 
La la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la
La la la la la-la-la la la-la
 
Get into the car
We’ll be the passenger
We’ll ride through the city tonight
See the city’s ripped insides
We’ll see the bright and hollow sky
We’ll see the stars that shine so bright
The sky was made for us tonight
Oh the passenger
How how he rides
Oh the passenger
He rides and he rides
He looks through his window
What does he see?
He sees the sided hollow sky
He see the stars come out tonight
He sees the city’s ripped backsides
He sees the winding ocean drive
And everything was made for you and me
All of it was made for you and me
‘cause it just belongs to you and me
So let’s take a ride and see what’s mine
 
Oh, the passenger
He rides and he rides
He sees things from under glass
He looks through his window’s eye
He sees the things he knows are his
He sees the bright and hollow sky
He sees the city asleep at night
He sees the stars are out tonight
And all of it is yours and mine
And all of it is yours and mine
Oh, let’s ride and ride and ride and ride…
iggy pop
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