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it’s wonderful, good luck my baby !

Ammetto, anch’io sono stato “contagiato” dalle belle puntate di “Vieni via con me”. Certo se dovessi mettermi a fare un elenco, uno qualsiasi, per restare e/o partire, sono sicuro che mi perderei in lunghe e tediose riflessioni (di cui a nessuno fregerebbe un par di ciufoli). Mi limito quindi ad elencare un solo buon motivo.
Vado via, perchè … «lo stato peggio che da noi, solo l’Uganda» (G.Gaber)
Resto, perchè … voglio proprio vedere come va a finire.
Perchè, diciamocelo, dovrà pur finire in qualche modo.
continua …

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c’è un’aria

Dagli schermi di casa un signore un po’ eccitato
o una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti rallegran la cena sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.
 
E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato uno stupro o, se va bene, una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
 
Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.
 
Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia!
 
E in quel grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescare un’idea tra le tante stravaganti
e poi ci son gli interventi e i tanti pareri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
 
E c’è un gusto morboso nel mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di certi avidi sciacalli.
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.
 
Lasciateci almeno l’ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.
 
I servizi aggiornati testimoniano gli eventi
con audaci filmati e inquadrature emozionanti
di persone malate che non possono guarire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire…
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
 
Sarà che siete in preda di uno strano meccanismo:
"intervenire se conviene" forse è una regola del giornalismo,
e quando c’è una guerra allora aumenta la richiesta
non aspettavate altro: vi sbizzarrite coi talk-show,
per voi diventa una festa..
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.
 
Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.
 
Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è quasi un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie!
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
 
E leggendo i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo – o anche il giorno stesso –
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.
 
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca, che manca, che manca
l’aria. 
 
Giorgio Gaber 

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il dilemma

In una spiaggia poco serena
Camminavano un uomo e una donna
E su di loro la vasta ombra del dilemma;
L’uomo era forse più audace,
Più stupido e conquistatore,
La donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre,
Un dilemma elementare:
Se aveva o non aveva senso il loro amore.
 
In una casa a picco sul mare
Vivevano un uomo e una donna,
E su di loro l’ombra del dilemma;
L’uomo è un animale quieto
Se vive nella sua tana,
La donna non si sa se è ingannevole, o divina;
Il dilemma rappresenta
L’equilibrio delle forze in campo
Perché l’amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.
 
E il loro amore moriva,
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un’antica usanza che suole aver la gente.
 
Lui parlava quasi sempre
Di speranza e di paura
Come l’essenza della sua immagine futura;
E coltivava la sua smania,
E cercava la verità,
Lei lo ascoltava in silenzio, o forse ce l’aveva già;
Anche lui, curiosamente,
Come tutti, era nato da un ventre
Ma purtroppo non se lo ricorda, o forse non lo sa.
 
E in un giorno di primavera
Mentre lei non lo guardava
Lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova;
E ancora oggi non si sa
Se era innocente come un animale
O se era come istupidito dalla vanità;
Ma stranamente lei si chiese
Se non fosse un’altra volta il caso
Di amarlo, di restare fedele al proprio sposo.
 
E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Con le parole che ognuno sa a memoria;
Sapevan piangere e soffrire
Ma senza dar la colpa
All’epoca, o alla storia…
 
Questa voglia di non lasciarsi
Era difficile da giudicare,
Non si sa se è una cosa vecchia, o se fa piacere;
Ai momenti di abbandono
Alternavano le fatiche
Con la gran tenacia che è propria delle cose antiche;
E questo è il succo di questa storia,
Peraltro senza importanza
Che si potrebbe chiamare appunto: Resistenza.
 
Forse il ricordo di quel maggio
Insegnò anche nel fallire
ll senso del rigore, il culto del coraggio;
E rifiutarono decisamente
Le nostre idee di libertà in amore,
A quella scelta non si seppero adattare;
Non so se dire a questa nostra scelta
O a questa nostra nuova sorte,
So soltanto che loro si diedero la morte.
 
E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Non per una cosa astratta, come la famiglia,
Loro scelsero la morte
Per una cosa vera,
Come la famiglia…
 
Io ci vorrei vedere più chiaro,
Rivisitare il loro percorso,
Le coraggiose battaglie che avevano vinto o perso;
Vorrei riuscire a penetrare
Nel mistero di un uomo e di una donna,
Nell’immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
Potrebbe anche rivelare
Il segno di qualcosa che stiamo per capire.
 
E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un’antica usanza
Che suole aver la gente
Giorgio Gaber
asite232
«Il Dilemma» è, a mio modestissimo parere, la più bella canzone d’autore italiana del XX secolo.
Affermazione che non è certo il capriccio di un momento: lo vado ripetendo sin da quando l’ho sentita la prima volta.
E non sono pochi anni fa.
Una canzone d’amore.
O, meglio, una canzone sull’amore.
E su tante altre cose…
che si potrebbero chiamare, appunto, resistenza…
Riccardo Venturi

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[…] il cricket o lo squash

Che cambiamento, eh?
Io mi ricordo che qualche tempo fa si parlava, si parlava, si parlava con i comp …
con gli amici, si parlava nelle case, ma anche fuori, nelle piazze, si discuteva,
si discuteva di tutto, il mondo, la politica, la vita, i fatti personali, insomma si parlava…
anche troppo!

Poi di colpo, niente!
No, voglio dire, altre cose: il tennis, i vini del Reno, com’è la neve a Cortina…
Per carità io non c’ho niente contro la montagna e neanche contro il tennis o il cricket o …
lo squash !

Ci dev’essere uno strano godimento a sentirsi inutili,
perché sono tutti più allegri, più ottimisti e tutti via a sciare e vela,
windsurf, equitazione, golf…
Bello!

Secondo me per essere bravi in quegli sport lì non è che bisogno essere proprio imbecilli, però aiuta!

Poi un po’ di bella vita,
un po’ di soldi non fanno schifo a nessuno,
si diventa più belli, più puliti,
un’ora di palestra, una doccia,
l’amore, la pienezza dei sensi, la natura …
 Giorgio Gaber


have a dream

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illogica allegria

Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
 
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un’aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
 
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
 
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.
 
È come un’illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
 
Io sto bene…
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.
Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino.
 
Giorgio Gaber
illogica allegria
 

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