Archivi del mese: maggio 2013

tanzienzialen sud, civico 17600

A Pavalus,
grande driver

Ad oggi sulla mia patente risultano ancora intonsi 22 punti. In venticinque anni di patente ho “succato” la macchina diverse volte – tamponando fin anche una corriera !! – tuttavia le poche multe che ho accumulato nella mia carriera di “driver” sono per divieto di sosta e mai per eccesso di velocità, ne guida pericolosa.
Bravo ? No. Pavalus è un bravo driver (fa anche i rally !) io invece solo e decisamente fortunato.

Certo, la fortuna vuole aiutata andando piano (un treno di gomme mi fa 50.000 km), rispettando al meglio i cartelli del codice della strada (ne conosco forse 7, non di più …evidentemente bastano) e partendo dal presupposto che quando si sale in auto non implica avere ragione su tutto quello che si fa e che – soprattutto – esistono pure gli altri
(compreso il vecchietto dal cappello che guida piano, molto piano, la sua 127 rossa del ’73)

Bene.
Convengo che di tutto ciò non vi possa fregare una beneamata “cippa”, ma la premessa è motivata dal fatto che un s8abato sera, tornando dal cinema con la famiglia, ho notato uno strano flash dietro il culo della macchina. Tempo un momento di rendermi conto che non erano gli Ufo, ho fatto mente locale e controllato il contachilometri, quasi in modo automatico. Continua a leggere

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ciao Franca

Di Franca il primo ricordo che mi sovviene è “Lo Stupro”.
Certo, ho anche memoria dei suoi abiti impossibili, delle commedie, delle litigate sul palco con Dario – come personaggi spesso agli opposti – dell’uso sapiente di ironia e sarcasmo, della sua bravura …
Ma torno sempre li, a quella sedia che occupa un palco e di Franca che, seduta, si contorce, mentre racconta di quando fu violata da fascisti e ti trasmette tutto lo schifo di cui sono stati capaci.
E mentre stai male, mentre la guardi, capisci la forza di quella Donna

Rapita con tecnica militare e violata, a turno, in un furgone
perché donna e impegnata nei diritti civili, contro il potere.
perché donna e femminista, contro ogni “machismo”
perché donna e antifascista.

Ieri l’Aula di Montecitorio ha approvato la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne.
Un voto dovuto grazie alle battaglie di Donne come Franca.

Mi mancherai
franca

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ciao nan

Addio “Nan”,
permettimi di chiamarti con il tuo nome da Partigiano un’ultima volta.
Preferisco così perchè in qualche modo, molto personale, mi ricorda di più il tuo impegno, generoso fino all’ultimo istante, dalla “parte” dei derelitti della terra. Sempre.
Un impegno nel solco del Vangelo ed anche della tua amata Chiesa – non so quanto ricambiato: «Optai per l’obbedienza e per loro fu una catastrofe» – indissolubilmente legato ai principi fondanti dell’insegnamento del Cristo: amore ed accoglienza, partendo dagli ultimi.

Preferisco chiamarti così, con quel nomignolo dovuto al tuo grande naso, in modo da fuggire da quella triste retorica dei benpensanti sempre pronti ad aggiungere lo sprezzante aggettivo per definire la tua missione: il Prete Rosso, il Prete da marciapiede (definizione che facesti tua), il Prete dei drogati e delle puttane e via dicendo, confondendo la Tua e nostra necessità di Giustizia – Così in terra, come in Cielo – per una supposta e fastidiosa diversità dalle logiche di Santa Roma Chiesa.

A quei benpensanti che oggi non conoscono lo smarrimento che ci provoca la tua perdita e che magari fingono di commuoversi alle giuste (e tardive ! lo si dica per Dio) indicazioni che oggi fornisce il papato, vorrei ricordare ogni tua opera ed impresa (compresa la tua supposta complicità in un furto/trasloco. memorabile), ma in qualche modo sarebbe arrogante e soprattutto non degno del tuo insegnamento: «Vai … come sempre con la vita e attento agli Ultimi. A testa alta, sempre».
Per una vita degna basta questo ed avanza

Ciao Amico mio e grazie,
spero di non tradire mai il tuo insegnamento.

Andrea Gallo 1928-2013
«Invincibile non è chi vince sempre, ma chi si fa sbaragliare dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo»

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paradossi

Il criminale di guerra Erich Priebke condannato all’ergastolo – insieme all’altro criminale Karl Hass – per le Fosse Ardeatine è di nuovo al centro delle polemiche per una questione che derubricare a “paradosso” può scatenare motti d’ira incontrollabile.
Il centenario ex ufficiale SS questa volta non da scandalo per essere stato fotografato in un ristorantino all’indomani delle celebrazioni dell’anniversario della strage, oppure intento alla spesa in un supermarket in quella Roma che ha messo a ferro e fuoco insieme a Kapler; no questa volta, il boia nazista, avendo perso una causa per ingiuria e sequestro di persona (ha della fantasia, l’assassino) e non potendo pagare le spese di deposito della sentenza in quanto nulla tenente, può farsi sfregio ancora una volta di quelle vittime in quanto Equitalia ha notificato il pagamento delle spese alla comunità ebraica romana.
300 euro che gridano vergogna e che espongono a pubblico ludibrio (per usare un eufemismo) anche l’avvocato difensore dell’assassino – Paolo Giachini – che ha trovato il modo di commentare in questo modo la consegna della cartella esattoriale: «Chi è causa del suo mal pianga se stesso»

*

Oggi a Genova c’è stato lutto cittadino. Sette i morti nell’incidente al porto – due sono ancora i corpi dispersi – sette morti bianche che ancora una volta ci ricordano che in Italia, per lavoro, quando c’è il lavoro, si può morire come sulla Striscia di Gaza. Oggi a Genova c’è stato dolore e c’è stata rabbia. C’è stata rabbia e contestazione, quando un portuale è riuscito ad impossessarsi del microfono ed interrompendo la manifestazione – nello specifico Mons. Luigi Molinari, cappellano del lavoro della curia genovese – perchè voleva urlare che non se ne può più di morti sul lavoro ed anche che provava disgusto per il teatrino dei sindacati alla manifestazione.

Il “teatrino dei sindacati” denunciato dal “camallo” consiste nel fatto che ieri, poiché lo sciopero proclamato in segno di lutto riguardava il traffico mercantile e non quello passeggeri, è partita una “nave di divertimenti”, ovvero da crociera, mentre erano ancora in atto le operazioni di soccorso e il bilancio delle vittime si aggravava di ora in ora.
“Noi ci siamo fermati per rispetto nei confronti delle vittime – hanno aggiunto i lavoratori saliti sul palco – mentre i sindacati volevano che noi riprendessimo il lavoro gia’ ieri a mezzogiorno. Noi ci siamo rifiutati e li abbiamo convinti a prorogare lo sciopero fino alle 13 di oggi. Non si può lavorare mentre i sommozzatori tirano su i cadaveri”.
I sindacati si attaccavano alla distinzione tra traffico mercantile e passeggeri, con sette morti bianche in porto ?
C’è qualcosa che non mi torna …
Sono figlio di un sindacalista (di quelli dei comitati fabbrica) e con orgoglio difendo la mia appartenenza alla FIOM, ma anche questo è un “paradosso” che non riesco ad accettare

¡ hasta luego ! G.

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1919-2013

«Non è il caso di fare polemica, è comprensibile che in occasione della morte di una persona che ha ricoperto ruoli di primo piano le istituzioni lo commemorino, ma le istituzioni sono fatte di persone ed è legittimo che ognuno faccia i conti con il significato che alla storia di ciascuna persona si vuole dare.
Ci sono lati oscuri della sua vita, verso i quali ciascuno ha sensibilità diverse, questi elementi contano anche nel momento del ricordo che deve essere senza polemiche, né contrasti»

Umberto Ambrosoli, consigliere regionale in Lombardia, motivando l’uscita dall’aula del Consiglio durante il minuto di silenzio in ricordo di Giulio Andreotti, morto ieri a 94 anni. Il padre di Umberto Ambrosoli, Giorgio Ambrosoli, fu un importante avvocato italiano, ucciso nel 1979 su incarico di Michele Sindona mentre era commissario liquidatore della Banca Privata Italiana. Andreotti è stato più volte accostato a Sindona nel corso della sua carriera politica, e dellavvocato Ambrosoli disse che «se landava cercando» (poi si scusò, e disse di essere stato frainteso).

I testi sotto riportati sono tratti da Patria 1978-2010 (Il Saggiatore, 2010), di Enrico Deaglio.

Roma, 20 marzo 1979 – L’uccisione di Mino Pecorelli
Avvocato molisano di 51 anni, avviato alla carriera giornalistica da Fiorentino Sullo Continua a leggere

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