Archivi del mese: febbraio 2010

Li du’ ggener’umani

«Noi, se sa, ar Monno semo ussciti fori
impastati de mmerda e dde monnezza.
Er merito, er decoro e la grannezza
sò ttutta marcanzia de li Siggnori.

 

A su’ Eccellenza, a ssu’ Maestà, a ssu’ Artezza
fumi, patacche, titoli e sprennori;
e a nnoantri artiggiani e sservitori
er bastone, l’imbasto e la capezza.

Cristo creò le case e li palazzi
p’er prencipe, er marchese e ‘r cavajjere,
e la terra pe nnoi facce de cazzi.

E cquanno morze in crosce, ebbe er penziere
de sparge, bbontà ssua, fra ttanti strazzi,
pe cquelli er zangue e ppe nnoantri er ziere.»

Giuseppe Gioacchino Belli, 7 aprile 1834

 

 

I due generi umani

«Noi, si sa, siamo venuti al Mondo,
impastati di merda e di immondizia.
Il merito, il decoro e la grandezza
sono tutte mercanzie per i Signori.

A sua Eccellenza, a sua Maestà, a sua Altezza
incensamenti, medaglie, titoli e splendori;
e a noi altri artigiani e servitori
il bastone, la soma e la cavezza.

Cristo creò le case e i palazzi
per il principe, il marchese e il cavaliere,
e la terra per noi, facce di cazzo. 

E quando mori’ in croce, ebbe il pensiero
di spargere, bontà sua, fra tanti strazi,
per quelli il sangue e per noi altri il siero»

 

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Archiviato in Poesia

Addio re della Roubaix, uomo speciale

La morte di Franco Ballerini, anche a chi per mestiere è abituato ai colpi bassi della cronaca, fa ancor più un male. Intanto perché era un uomo giovane – 45 anni – nel pieno della sua vita sportiva e familiare. E poi perché Franco, mi permetto di chiamarlo così perché lo conosco dai tempi delle Roubaix, è stato un uomo speciale. Calmo, saldo, ben centrato nel baricentro della sua vita, anche quando saltabeccava da un pietrone all’altro della corsa ciclistica più spericolata del mondo, tanto che campioni come Bernard Hinault, quando si parlava della Parigi-Roubaix, sputavano per terra dicendo che quella era una macellaria, non una corsa ciclistica.
 
Eppure, Ballerini, che una volta l’ha persa per 8 millimetri, battuto al fotofinish da quell’impunito di Duclos Lassale, sembrava sempre sereno, tranquillo, come un falegname che ha preparato un robusto tavolo di carpino e lo presenta al cliente nel tempo prestabilito. Ecco, qua, ho fatto quello che dovevo fare, sono a posto con la mia coscienza.
Misurato, con le parole giuste, raccontava i suoi viaggi nell’inferno del pavè come un viaggio verso le vacanze. Fango, pioggia, cadute, forature, manubri spezzati, per lui erano normali imprevisti di percorso. E con questo spirito, persa una, l’anno successivo si ripresentava a quella successiva. Per i francesi e per i belgi il "ballero" era un mito. In realtà, alla fine, di Roubaix ne ha vinte due (1995 e ’98), ma per tutti Franco era il corridore che meglio aveva raccolto il testimone del leggendario Roger de Vlaeminck, detto "Monsieur Roubaix" proprio perché era l’unico ad aver centrato ben 4 volte la corsa delle pietre.

 

È così. Ricordando Ballerini, nonostante tutto quello di buono che ha realizzato come cittì della nazionale (nove medaglie, tra cui 4 ori mondiali e uno olimpico), non si riesce a cancellare quella sua straordinaria grinta di toscano che corre con forza e leggerezza su quelle pietre maledette che gli agricoltori francesi piallerebbero ben volentieri per far passare senza problemi i loro trattori.
Con la stessa calma, e identica fermezza, Franco ha fatto il cittì ereditando il mestiere da Alfredo Martini, docente di lungo corso all’università del ciclismo e della vita. Sì, non lo diciamo per dire, o perché in morte sono tutti bravi e generosi. No, non è così. Le differenze ci sono. Ma i fatti, alla fine, parlano. Ballerini, da Martini, ha raccolto i frutti del suo straordinario mestiere. Che è quello di saper parlare con tutti, ascoltando tutti con attenzione, prendendo poi la decisione più opportuna. In armonia. Sapendo che anche il più scarso può inventare qualcosa di speciale e che il più dotato, a volte, è fragile come un bambino che impara a pedalare senza rotelle.
 
Un navigatore. Non sorprende, dunque, che lo facesse anche a fianco di un pilota di rally. Quello era il suo lato spericolato, la sua fuga in avanti, quel piccolo mistero che ognuno porta nel suo dna e che ha sferrato a Ballerini un colpo basso in una fredda domenica di febbraio.

 

Ma restano i suoi gioielli. Ecco allora la vittoria di Mario Cipollini a Zolder (2002), cui pochi credevano perché pochi credevano in Cipollini, sprinter di un giorno che quel giorno divenne sprinter di un anno. Poi la doppietta di Paolo Bettini (Salisburgo 2006, Stoccarda 2007) il suo grande amico, quasi un fratello, colpito al cuore come la moglie di Franco, Sabrina, e i due figli, uno dei quali, Gianmarco, gioca nelle giovanili dell’Atalanta.
L’ultimo successo, due anni fa a Varese con Ballan, davanti a duecentomila persone in festa per quella vittoria tutta italiana. Franco era felice, dietro a quei suoi basettoni da Corto Maltese cui, con un pizzico di narcisismo, vagamente sapeva di somigliare. Ora che Ballerini se ne andato non sarà facile trovare un altro navigatore della nazionale. E anche del ciclismo tutto, sport da tempo nella bufera e che aveva, in Ballerini, uno dei pochi punti saldi cui aggrapparsi.
 
Dario Ceccarelli  – 7 febbraio 2010

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Archiviato in Memoria

mi rendo ridicolo, lo so, ma che due maroni ….

 Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori.

La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, d’intesa con il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. «L`impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha sottolineato il ministro Scajola. «In punto di diritto – ha spiegato – le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l`esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell`ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione)».

Per il ministro «non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese».

 «Nel merito – ha aggiunto poi Scajola – il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell`energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo».

Scajola ha poi ricordato che al prossimo Consiglio dei ministri del 10 febbraio ci sarà l`approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l`altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari.

SOLE24ORE 4 febbraio

Il signor Scajola (o Scajòlà, come quella malattia che di solito si prende a Genova e/o Bolzaneto, in luglio, che si manifesta con bozzi, echimosi, ferite lacero contuse, ossa rotte, decessi, quasi fosse una tortura) come avete letto, ha convinto il Consiglio dei ministri nell’impugnare le leggi regionali in materia di nucleare, «per ragioni di diritto e di merito».

Intanto prometto di scrivere poco, però la miseriaccia ladra, a leggere il trafiletto del sole24ore, viene o no l’orticaria ?

Sul diritto ci sto poco, perché non ne so e poi dopo “mi bravano” che tiro a sempre a mano la Costituzione, ma questa volta ha cominciato Scajòlà, per cui mi sento, come dire, autorizzato.

 Il ministro cita l’articolo 117 comma 2, rischiando, tra l’altro, di fare incazzare non poco i tre nobel della Valbrembana Bossi, Borghezio e Calderoli circa i concetti di: federalismo; la padania, l’autonomia, la secessione e daghelà bel biondina e daghelà bel biondaaaa  …. e la bela Gigogin !

 Ora l’articolo 1 della carta ci dice che la nostra «è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» e prosegue affermando clamorosamente «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Adesso mi domando, per quale ragione, Noi il Popolo, siamo trascurati dal nostro governo: non abbiamo già espresso il nostro parere di volere o non volere una centrale nucleare ?

Non era il 1987 ?

Non era un referendum (forme e limiti indicati dalla Costituzione), tra l’altro con risultato pari a maggioranza bulgara ?

 Lo stato che fa contro ad alcune regioni, si badi «in punta di diritto», ma che allegramente se ne sbatte del legittimo desiderio del proprio popolo di costruirsi un futuro energetico come gli pare. Bel dilemma eh ? Non sarà mica che di bulgaro, oltre ai baffi, funzionano solo gli editti ?

 Adiamo al merito, sarò telegrafico (cazzo è Scajòlà, mica Bondi o Capezzone!)

 «il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi»

Vero, checchenedica la Prestigiacomo (la “sirenettadispersa” di Copenhagen) il dato è inconfutabile.

Sarebbe opportuno ricordare che è un imbroglio propagandare l’energia nucleare come economicamente risolutiva, perchè le centrali producono energia elettrica (l’elettricità è il 20% del fabbisogno di energia in Italia) e non combustibile per i trasporti o per il riscaldamento.

Altrettanto opportuno sarebbe sempre ricordare che il nostro paese è anche esportatore di energia elettrica (nel 2008 abbiamo esportato 3.398 milioni di Kwh con Terna), così che, magari, a qualcuno degli elettori del centro destra lecitamente potrebbe domandarsi “ma allora cosa le costruiamo a fare ?”

 «indispensabile per garantire la sicurezza energetica»

Una sòla. Il buon Scajòlà omette di ricordarci che la tecnologia che abbiamo acquistato a fior di palanche è la EPR francese che per inciso non sappiamo ancora se va ! Ci sono 4 cantieri Epr aperti nel mondo: 2 in Cina, 1 in Finlandia a Olkiluoto e 1 in Francia a Flamanville. Nessun reattore Epr è ancora funzionante e la tecnologia risale agli anni 90.

Sicurezza energetica ? Chiedete in Finlandia!

 «ridurre i costi dell`energia per le famiglie e per le imprese»

Un’altra favola. Noi stiamo pagando ancora nelle bollette il vecchio nucleare e la sua dismissione. Sempre in Finlandia saprebbero ricordarci i costi di una centrale (5,3 miliardi € – contro i 3 previsti, un bel 75% in più). I costi sono talmente elevati che il business è talmente costoso che nessuna industria privata – senza fondi pubblici – si accolla il rischio (per questo chiedere in Usa). C’è di buono che con i fondi pubblici – soldi nostri – l’affare c’è eccome: per i costruttori, ma questo ovviamente Scajòlà lo ignora …

 «combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo»

Questa è talmente bella che non la contesto neanche: chiedo l’antidoping !

Dopo Mutu e Morgan …

Scajòlà la pipì, mi devi fare la pipì !

 Vi saluto tutti, G.

 

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