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mangiamoci gli stranieri

Ascanio Celestini 4 novembre 2012

Le nostre città e le nostre campagne si sono riempite di lavoratori stranieri. Gente che lavora in condizioni di schiavitù e spesso anche di vera e propria tortura. Tutto ciò è illegale. Infatti molti di questi immigrati vengono arrestati ed espulsi. Molti altri vengono regolarizzati e ottengono diritti e assistenza. Io vi chiedo: perché cacciarli se sono disposti a farsi sfruttare? Perché regolarizzarli se sono disposti a lavorare come servi? Da dove viene questa vostra ansia di legalità? Viviamo tanto bene quando cè la guerra civile, il far west.

Se volete per forza una buona legge sullimmigrazione, sullesempio di illustri predecessori mi permetto di presentare una mia modesta proposta. Continua a leggere

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Una notte all’elementare «Iqbal Masih»

All’orizzonte della scuola c’è un taglio di 87.000 cattedre in tre anni mascherato dal folclore del grembiule col fiocco e condito con l’insipido ritorno al maestro unico. La ministra del redivivo Berlusconi la butta sul piatto dell’informazione (che sua altezza mediatica gestisce direttamente) come se fosse qualcosa in più e non qualcosa di meno. Accanto alla vecchia valutazione in decimi e al voto in condotta si prospettano tagli alle scuole pubbliche proporzionali all’aumento per quelle private che dal 2001 hanno visto le proprie saccocce riempirsi del 65% a spese dei cittadini.
 
Dal 2001 grazie alla tripletta dei governi berlusconiani e alla doppietta dei prodiani la scuola italiana ha perso 32.888 docenti di ruolo. Nell’anno in corso gli insegnanti precari sono 141.735, cioè il 5,2% in più rispetto a sette anni fa. Oggi i precari rappresentano il 16,82% di tutti i docenti della scuola italiana. Tale valore è destinato ad aumentare il prossimo anno scolastico perché a fronte di 43.812 pensionamenti previsti dal 1° settembre 2008 entreranno in ruolo solo 25.000 docenti. Per scontentare tutti in maniera democratica è diminuito anche il personale non docente. A questi numeri si deve aggiungere che anche la metà degli insegnanti di sostegno sono precari, che oltre ai tagli citati caleranno gli investimenti per gli alunni stranieri e per le aree a rischio, che si discute sulla chiusura delle scuole con pochi allievi nei piccoli comuni come fossero fast food senza clienti e non presidi di cultura e di educazione alla cittadinanza e alla partecipazione. Se ne parla nelle aule della Iqbal Masih, nella periferia romana che affaccia sulla Casilina. Qualche anno fa hanno deciso di intitolare questa scuola a un ragazzo pachistano che lavorava incatenato in una fabbrica di tappeti. Denunciò la sua condizione e gli venne offerta una borsa di studio negli Stati Uniti. Rifiutò per restare nel proprio paese e battersi, ma fu ucciso. Aveva tredici anni. È una scuola attiva nel quartiere, presente con incontri pubblici e laboratori. «Se non lo fa la scuola, chi altro dovrebbe pensarci?» mi dice una donna portandomi il caffè. Non so se si tratta di un’insegnante o di un genitore o di qualcun altro venuto all’incontro di oggi pomeriggio. La scuola dedicata al bambino sindacalista la distingui dagli striscioni. Sul più grande c’è scritto il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini. Ne ha parlato un po’ la stampa e in maniera distratta e confusa anche il telegiornale perché questo luogo pubblico è stato occupato dai genitori degli alunni per diversi giorni e diverse notti. Ci hanno fatto assemblee pubbliche e riunioni, hanno organizzato gruppi di studio, ci hanno mangiato e dormito. E dopo una settimana sono stanchi, ma più determinati di prima a portare avanti una discussione pubblica sul discutibile decreto della ministra Gelmini.
 
«Abbiamo finito la prima fase di mobilitazione» mi dice Luciano «Da stasera torniamo a dormire a casa, ma la cosa si è ampliata. Adesso vogliamo fare le notti bianche per la scuola facendo una specie di staffetta negli altri istituti. Vorremmo chiamare anche Fiorella Mannoia, lo sai che è di Centocelle?» Stiamo seduti su un divanetto. «Noi abbiamo passato l’estate a ricevere queste belle notizie da parte del ministro sul 5 in condotta, sul grembiule, e abbiamo fatto lo sforzo di sorriderci sopra. Aspettavamo che succedesse qualcosa di più serio, ma non la bordata che è arrivata ai primi di settembre con questo decreto legge. Un decreto legge serve quando c’è un’emergenza, ma se c’è un’emergenza non è certo il sovrannumero delle maestre. La scuola ha bisogno di sostegno, non di tagli. Se spendiamo il 97% dei soldi per pagarli non significa che sono troppi gli insegnanti, ma che sono troppo pochi i soldi. Lo sai che dalle classifiche internazionali la scuola elementare italiana risulta essere la sesta? Un governo che vuole investire nel paese fa in maniera che le altre scuole che stanno peggio, tipo le superiori, si adeguino. E invece guarda caso la ministra ha deciso di colpire chi lavora meglio scegliendo di fare cassa con la scuola pubblica per puntare sulla privata. Lo sai che succederà col tempo pieno? Dal prossimo anno i genitori che oggi lasciano i figli al pomeriggio scopriranno che devono tornare a riprenderselo alle 12.30, e chi lo va a prendere? Uno dei due deve chiedere un permesso a lavoro e sappiamo come funziona, a forza di chiedere permessi il lavoro si perde. Secondo te chi lo perderà? Ovviamente la mamma. E poi la maggior parte degli insegnanti alle elementari sono donne, quando ne salteranno 80.000 saranno di nuovo loro a essere colpite».
 
Si parla sempre di quote rosa in parlamento. Sono sessant’anni che in questo paese si discute di condizione femminile. Poi le donne vengono sempre gentilmente messe da parte. Il nostro governo è composto da ventuno ministri. Tra questi ci sono quattro donne. Solo quattro. Fa una brutta impressione che la Gelmini, una superstite della deriva maschilista del governo, se la prenda proprio con le donne invece di aiutarle. Sotto questo punto di vista ha adottato in pieno il consiglio del suo premier contro la precarietà del lavoro, cioè che le femmine italiche farebbero bene a sculettare davanti ai figli di un facoltoso genitore per sposarsi un ricco rampollo. E se sculettano direttamente davanti al babbo magari si conquistano pure un posto in parlamento. Oppure le donne si dovranno trovare il famoso lavoretto, un part time, magari al nero o addirittura a domicilio per continuare a lavorare con i figli a casa dopo la scomparsa del tempo pieno. «Che poi il tempo pieno non è un parcheggio» mi dice Luciano «È un progetto educativo. I bambini fanno scuola al pomeriggio». Qualcuno del Pdl ha avanzato dei dubbi, ma poi ha fatto marcia indietro. Luciano mi dice che «un maestro che ha 25 o 30 bambini, che deve coprire un lavoro che fino a oggi è stato fatto da un equipe è facile che diventi un demotivato. Non riuscirà a stare appresso agli alunni che oggi hanno competenze maggiori rispetto a quelli di trent’anni fa quando si doveva solo imparare a scrivere e a leggere. Il governo dice che in Italia spendiamo troppo, ma la verità è che all’estero si è investito molto nel passato e ancora oggi si spende. Così abbiamo proposto alle maestre di fare uno sciopero che simula il decreto Gelmini. Scioperate una alla volta e a orario lasciando i bambini con una sola maestra. Hai letto che vogliono eliminare le piccole scuole? Per gioco abbiamo fatto un calcolo che se chiuderanno le scuole che hanno meno di 100 alunni in Calabria scompare il 70% delle elementari e l’80% delle materne»
 
La Gelmini cavalca l’onda di un conservatorismo da bar dove si dice che «si stava meglio quando si stava peggio» o che «una volta potevi lasciare la chiave sulla porta» e roba del genere. Illustri politici del suo schieramento dicono «se la nostra generazione è cresciuta con un solo maestro questo modello funzionerà anche nel futuro». Ma ai tempi in cui si lasciavano le chiavi sulla porta mia nonna non aveva il gabinetto. Ci andrebbe la signora ministra a fare la cacca in cortile come ai bei tempi? Senza andare troppo indietro anche io mi ricordo con gioia la mia maestra unica, la signora Germano, ma devo aggiungere che a quel tempo c’era solo la Rai, senza Mediaset e col partito comunista oltre il 30%. Sarebbe d’accordo Berlusconi se tornassimo agli anni ‘70? E ai favolosi anni ‘60 con un solo canale televisivo in bianco e nero e niente veline con la chiappa che crea il consenso? Dopo il maestro unico si potrebbe tornare anche al trasporto col somaro, così risolviamo anche il problema Alitalia. Alla fine dei conti si avvantaggerà chi avrà i mezzi economici per andare avanti da solo. «Questa scuola si è mobilitata» continua «ha fatto un presidio. Ci abbiamo anche dormito dando la possibilità a tutti i genitori di dare un contributo, passandoci per un paio d’ore, venendo a un incontro. Abbiamo rispettato i tempi della didattica perché il presidio inizia alle 16.30 e si chiude la mattina successiva alle 7.30. La riconsegnamo pulita e pronta per le lezioni. La ministra ci ha detto «strumentalizzate i vostri bambini». Ma qui si tratta di condivisione delle proprie scelte e di difesa dei loro diritti. È la famiglia che agisce unita per una cosa in cui crede. La Gelmini direbbe che portare i figli in chiesa significa strumentalizzarli?» Certo che a questo esempio sulla chiesa la Gelmini non credo che arriverebbe a pensarci. Luciano mi ricorda che «in più noi abbiamo un caso eclatante per il pianeta, cioè i maestri di religione pagati dallo stato e scelti dalla chiesa. Noi li paghiamo e loro non fanno nemmeno i concorsi».
 
Ma anche questa realtà mi pare in linea coi tempi del vecchio concordato e dei treni che arrivavano in orario. Tremonti solo un paio di settimane fa aveva parlato direttamente di Dio patria e famiglia. Tra un po’ ci diranno di spezzare le reni alla Grecia. «I bambini sono coinvolti» mi dice «il primo giorno di scuola c’è stata una festa, sono entrati tutti gli alunni dalla seconda alla quinta. Il secondo giorno hanno accolto quelli della prima con messaggi e palloncini, abbracciandoli e accompagnandoli nelle classi. È una cosa emozionante. Adesso con l’occupazione abbiamo anche organizzato degli spazi per i più piccoli mentre gli adulti discutono. Il primo giorno di mobilitazione due bambini sono venuti a dirci che volevano dormire anche loro nella scuola. «Se fate qualcosa per la nostra scuola noi vogliamo esserci» hanno detto. Vedi quanto è importante che le scuole si muovano? Ci stanno arrivando molti messaggi di solidarietà. Dopo i primi giorni si è creata una rete di 70 scuole su Roma e molte altre in Italia. Stiamo iniziando a visitarle per confrontarci e per spiegare il decreto della Gelmini visto che in televisione non se ne parla e solo pochi giornali hanno cercato di affrontarlo seriamente.
 
Con noi ci sono quelli di sinistra a oltranza, quelli del Pd, quelli di destra, quelli che non si pongono la questione e nessuno si è messo a parlare di partiti. Noi vogliamo mantenere un rapporto di dialogo con tutti anche se ci capitano cose strane. Lo sai che un partito è venuto da noi a volantinare? Da noi! Ma noi ce l’abbiamo una coscienza, andate da qualche altra parte o mostrateci che state lavorando davvero. Se giriamo in questa scuola e vediamo una serranda rotta è perché né la scuola, né il municipio, né il comune c’ha i soldi per aggiustarla. Così a aprile abbiamo aderito a un progetto di Legambiente, ci siamo messi insieme a tutti i genitori e abbiamo ridipinto il cancello, potato gli alberi, ripulito le fogne, abbiamo fatto le tettoie per far giocare i bambini in giardino quando c’è il sole a picco. Questa è la vera cittadinanza attiva. C’era gente che passava e chiedeva «ma che state a fa’» e poi c’è venuta a dare una mano. La maggior parte dei genitori sono attenti, ma ancora silenziosi. Dopo questi giorni di occupazione c’è più stima tra di noi. Ieri sera una signora è venuta a trovarci “io sto con voi” ha detto e c’ha regalato una torta. Noi eravamo contenti perché l’obiettivo di comunicare una volontà era stato raggiunto. La disinformazione è la cosa che c’ha fatto più male». Finisco il caffè e anche l’intervista con Luciano. Adesso c’è un incontro pubblico. Si sono fatti le magliette, sono verdi quasi fosforescenti. C’hanno scritto la frase dello striscione, quella sulla Gelmini che non fa rima con bambini. Quanto è distante questa maniera cosciente e gioiosa di agire dalla nostra idea preconcetta di politica? Eppure questi genitori e questi insegnanti non hanno dormito alla Iqbal Masih per amore del campeggio, il loro è un «agire politico».
 
La realtà è che qui il problema è concreto. Non ci sono prospettive di rilancio di un partito, nostalgie per il fascio littorio o la falce e il martello, non si guarda a Putin o a Obama, non ci si prepara per le amministrative o le europee, non ci si associa a correntine e correntoni, red e club e bande armate di gazebi con gadget e depliant patinati. Qui l’oggetto è un soggetto concreto. Ci sono i figli e quello che riusciranno a imparare e a diventare se svenderanno la scuola pubblica. Ma la ministra è convinta che gli occupanti stiano strumentalizzando i bambini. Proprio lei che toglie ai nostri figli due maestri su tre, li consegna al regime autoritario del maestro unico, fa saltare il tempo pieno mettendo in difficoltà le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori provocando disoccupazione femminile, precarizza e taglia posti di lavoro, sottrae fondi pubblici per regalarli ai privati e tutto ciò con un decreto, uno strumento rapido per non confrontarsi con nessuno.
Chi sta realmente strumentalizzando i bambini?
 
Ascanio Celestini
agosto2006-021

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Se cacci tutti i rumeni poi con chi te la prendi?

L’angoscia (e l’odio) di un uomo qualunque
di Ascanio Celestini
 
Io odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Mi scusi, io sono un uomo qualunque. Io sono l’uomo della strada.
Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi faccio un’idea di come va il mondo.
Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara.
E voglio dire che odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Ma se tu mi cacci i rumeni… tu che sei razzista poi con chi te la prendi?
Il razzista c’ha poca fantasia, non riesce a odiare una razza inferiore se non ce l’ha davanti.
Ma lei se l’immagina il Ku Klux Klan in America se non ci stavano i negri?
Cosa facevano tutti quei bravi americani incappucciati?
Invece di andare a impiccare gli schiavi per le campagne se ne andavano a giocare a calcetto?
Ha mai provato a giocare a pallone col cappuccio in testa e i buchetti per gli occhi?
Il razzista non riesce a odiare una razza inferiore se non ce l’ha davanti.
Per questo esiste l’immigrazione. Non puoi fare seriamente il razzista se odi gli aborigeni australiani e tu sei ciociaro.
Allora il mercato mondiale coi flussi migratori manda anche a te che stai a Strangolagalli in provincia di Frosinone un negretto da odiare nel cortile di casa.
Se i negri, gli albanesi, i rumeni, le mignotte russe se ne tornano a casa noi che facciamo?
Andiamo tutti in Romagna a odiare i tedeschi che vanno in vacanza a Riccione?
Mi scusi, io sono un uomo qualunque. Io sono l’uomo della strada.
Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi faccio un’idea di come va il mondo. Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua. Io sono quasi come Ferrara.
 
E ribadisco che odio questi razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Secondo me i politici non sono abbastanza razzisti.
Ci vorrebbero persone nuove al governo. Per esempio gli imprenditori.
I palazzinari che tengono i muratori rumeni per 20 ore al giorno in cantiere e gli fanno fare la fame.
Quelli che si prendono la serva, gli danno due lire e manco la mettono in regola.
E se tu sei un rumeno, vuoi farti sfruttare, ma non c’hai i soldi per il treno…
ci sono gli schiavisti che vengono a schiavizzarti direttamente a domicilio.
Sono più di 10mila le aziende italiane da quelle parti. L’Italia è il partner n° 1 della Romania.
Significa che la Romania è una colonia italiana.
E poi le dico un segreto: che se è scientificamente provato che il rumeno è una razza inferiore… in Romania… è pieno così di rumeni!
Altro che Ku Klux Klan.
Se l’immagina che figata se gli incappucciati se ne andavano direttamente in Congo a sparare ai negri? Fare i razzisti direttamente in loco è come andare a pesca all’acquario di Genova.
Per fortuna che qui in Italia ce ne abbiamo 1 milione di rumeni. Per me che non mi posso permettere di andare a Bucarest…
mi basta portare fuori il cane per guardarmi le mignotte slave lungo la strada. Scendo col cane e mi accodo alla ronda del mio condominio.
Andiamo a bruciare qualche baracca.
Tanto il clandestino non ti denuncia. Se va dai carabinieri quelli lo rimandano in Transilvania dal conte Dracula.
Per questo che io odio questi politici razzisti che vogliono cacciare tutti i rumeni.
Se mi sbaraccano il campo nomadi io nel parco ci vengo solo per far pisciare il cane. Mi viene la malinconia, mi sento un pensionato.
Ribadisco che i politici non sono abbastanza razzisti. Dovrebbero imparare dagli imprenditori.
Quelli fanno il porco comodo loro e ti buttano il discorso sull’economia. Ti dicono «mica li schiavizzo… io gli do il lavoro».
Uno stipendio in Romania dove non c’hanno diritti e lavorano giorno e notte sono 300 euro al mese.
Qui in Italia non ci paghi manco un operatore di call center sfigato a part-time!
E magari l’imprenditore è pure convinto di fare del bene. Perché il razzista migliore è quello che è convinto di non esserlo.
Io sono un uomo qualunque, ma le voglio dire che il razzismo è come il culo.
Vedi quello degli altri, ma il tuo culo non riesci a vederlo.
Tu provi a guardarti il culo, ma non riesci mai a vedertelo per bene.
Il mondo è pieno di culi. Sei miliardi di esseri umani, sei miliardi di culi.
Sei miliardi di chiappe appaiate che si muovono davanti ai tuoi occhi.
Sei miliardi meno uno. Il tuo. Il tuo non riesci a vederlo.
E il razzismo è uguale.
Vedi razzismo ovunque tranne addosso a te.
Glielo dicevo ieri all’inquilino del piano terra mentre picchiavamo un barbone. Lui dice che è una volgarità gratuita questa del culo.
Che il paragone si può fare anche coi denti. Che vedi i denti degli altri, ma non i tuoi… eccetera…
E invece si sbaglia. In quel momento infatti ho dato un calcio in bocca al barbone e gli ho staccato due denti.
Gli ho detto «vedi? Adesso questo pezzente se li può vedere i denti suoi!» Per non parlare del particolare caso della dentiera.
La sera te ne vai a letto, ti togli i denti finti, li infili nel bicchiere con la pasticca effervescente che li igienizza.
E puoi addormentarti felice di guardarti dentro alla bocca.
Io vorrei sfilarmi il culo come una dentiera e infilarlo dentro a un secchio.
Mettermelo sul comodino a mollo nell’intimo di Karinzia. Vorrei infilarmi nel letto e addormentarmi felice guardandomi il culo.
Mi scusi la volgarità, ma io sono un uomo qualunque.
Io sono l’uomo della strada.
Io sono uno che porta a pisciare il cane e tra un bisogno e una grattata alle pulci mi fa un’idea di come va il mondo.
Io dico quello che penso, non ho peli sulla lingua.
Io sono quasi come Ferrara.
 
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ASCANIO CELESTINI
Sempre partendo dalla narrazione di tradizione orale, che resta al centro dei suoi interessi, Ascanio Celestini in questi ultimi anni ha sperimentato i linguaggi del teatro, del cinema e della canzone. «Parole sante», il suo primo cd pubblicato nel 2007, segue il film documentario prodotto da Fandango, stesso anno e stesso titolo, incentrato sul mondo del lavoro e sullo sfruttamento dei precari dell’Atesia, il più grande call center italiano. Celestini ne firma regia e sceneggiatura, come per il precedente «Senza Paura» (2004). Tra i suoi libri ricordiamo «Scemo di guerra» (Einaudi 2005, anche con dvd allegato), «La pecora nera» (Einaudi 2006), «Cecafumo» (Donzelli 2002, testo e cd audio), «Fabbrica», (Donzelli 2003, testo e cd audio), «Radio Clandestina» (Donzelli 2004, testo e dvd, con un’introduzione di Alessandro Portelli). Con la sua compagnia, dal 2005, organizza e dirige il festival «Bella ciao» nel X municipio di Roma. «Bella ciao, storie di pace e di guerra» è invece il titolo della trasmissione curata per Radio Tre Rai. Inoltre è ospite fisso del programma «Parla con me» (RaiTre) di Serena Dandini con le sue «Inchieste da fermo». È in questo contesto che nasce la traccia originaria del pezzo pubblicato qui a fianco.

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