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il sergente nella neve

Attraverso lo steccato e una pallottola mi sibila vicino.
I russi ci tengono d’occhio.
Corro e busso alla porta di un’isba.
Entro.
Vi sono dei soldati russi, là.
Dei prigionieri?
No.
Sono armati.
Con la stella rossa sul berretto!
Io ho in mano il fucile.
Li guardo impietrito.
Essi stanno mangiando attorno alla tavola.
Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune.
E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz’aria.
«Mnié khocetsia iestj» dico.
Vi sono anche delle donne.
Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge.
Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio.
Il tempo non esiste più.
I soldati russi mi guardano.
Nessuno fiata.
C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto.
E d’ogni mia boccata.
«Spaziba» dico quando ho finito.
E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto.
«Pesausta» mi risponde con semplicità.
I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi.
Nel vano dell’ingresso vi sono delle arnie.
La donna che mi ha dato la minestra è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni.
La donna mi dà il favo e io esco.
 
Così è successo questo fatto.
Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev’esserci stata tra gli uomini.
Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere.
Era una cosa molto semplice: anche i russi erano come me, lo sentivo.
 
Mario Rigoni Stern

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Si tratta, per così dire, di fatti non molto noti

Ogni giorno, leggendo i giornali, assisto a una lezione di storia. I giornali mi insegnano con ciò che dicono e con ciò che non dicono. La storia è un paradosso errante. È la contraddizione a farla muovere. Forse per questo i suoi silenzi dicono più delle sue parole e spesso le sue parole rivelano, mentendo, la verità. Di qui a poco sarà pubblicato un mio libro, che si chiama «Specchi». È una specie di storia universale, e scusate se è poco. «Io posso resistere a qualsiasi cosa, meno alla tentazione», diceva Oscar Wilde, e confesso di aver ceduto alla tentazione di raccontare alcuni episodi dell’avventura umana nel mondo, dal punto di vista di coloro che non compaiono nella foto. Si tratta, per così dire, di fatti non molto noti.
Ne riassumo qui alcuni, solo alcuni.
Eduardo Galeano
 
LUOGHI
Quando furono cacciati dal Paradiso, Adamo ed Eva si trasferirono in Africa, non a Parigi.
Qualche tempo dopo, quando ormai i loro figli si erano sparpagliati per le strade del mondo, venne inventata la scrittura. In Iraq, non in Texas.
Anche l’algebra venne inventata in Iraq. La fondò Mohamed al-Jwarizmi, mille duecento anni fa, e la parola algoritmo deriva dal suo nome.
I nomi di solito non coincidono con ciò che denominano. Nel British Museum, tanto per fare un esempio, le sculture del Partenone si chiamano «statue de Elgin», ma sono statue di Fidia. Elgin era l’inglese che le vendette al museo.
Le tre novità che resero possibile il Rinascimento europeo, la bussola, la polvere da sparo e la stampa, erano state inventate dai cinesi, che inventarono anche quasi tutto quello che l’Europa ha re-inventato.
Gli indù avevano capito prima di tutti che la terra era rotonda e i Maya avevano creato il calendario più preciso di tutti i tempi.
ORDINI
Nel 1493, il Vaticano regalò l’America alla Spagna e fece dono dell’Africa nera al Portogallo, «affinché le nazioni barbare siano ricondotte alla fede cattolica». A quel tempo, l’America aveva un numero di abitanti quindici volte più grande di quello della Spagna e l’Africa nera cento volte più grande di quello del Portogallo.
Così come aveva ordinato il Papa, le nazioni barbare furono ricondotte…eccome.
ACQUA
Tenochtitlán, il centro dell’impero azteca, era d’acqua. Hernán Cortés demolì la città, fino all’ultima pietra, e con le macerie coprì i canali dove navigavano duecentomila canoe. Questa fu la prima guerra dell’acqua in America. Adesso Tenochtitlán si chiama Città del Messico. Dove scorreva l’acqua, corrono le automobili.
NOMI
Il monumento più alto dell’Argentina era stato innalzato in omaggio al generale Roca, che nel XIX secolo aveva sterminato gli indios della Patagonia. Il viale più lungo dell’Uruguay porta il nome del generale Rivera, che nel XIX secolo aveva sterminato gli ultimi indios charrúas.
LIBERTÁ
John Locke, il filosofo della libertà, era azionista della Royal Africa Company, che comprava e vendeva schiavi.
Agli albori del diciottesimo secolo, il primo dei borboni, Filippo V, inaugurò il suo regno firmando un contratto con suo cugino, il re di Francia, affinché la Compagnie de Guinée vendesse neri in America. A ognuno dei due spettava un 25 per cento dei guadagni.
Nomi di alcune navi negriere: Voltaire, Rousseau, Gesù, Speranza, Uguaglianza, Amicizia.
Due dei Padri Fondatori degli Stati Uniti svanirono nella nebbia della storia ufficiale. Nessuno ricorda Robert Carter o Gouverner Morris. L’amnesia fu la ricompensa per i loro atti. Carter fu l’unico sostenitore dell’indipendenza che liberò i suoi schiavi. Morris, redattore della Costituzione, si oppose alla clausola secondo la quale uno schiavo equivaleva ai tre quinti di una persona.
«La nascita di una nazione», la prima superproduzione di Hollywood, venne proiettata per la prima volta nel 1915 alla Casa Bianca. Il presidente, Woodrow Wilson, la applaudì in piedi. Lui era l’autore dei testi del film, un canto razzista inneggiante al Ku Klux Klan.
DATE
Dall’anno 1234 e per i sette secoli successivi la Chiesa Cattolica proibì che le donne cantassero nei templi. Le loro voci erano impure, per quella storia di Eva e del peccato originale.
Nell’anno 1783 il re di Spagna decretò che non erano disonorevoli i lavori manuali, i cosiddetti «mestieri umili», che fino ad allora avevano determinato la perdita della nobiltà.
Fino all’anno 1986 nelle scuole dell’Inghilterra era legale il castigo dei bambini con cinghie, verghe e bacchette.
DIRITTI
In nome della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, la rivoluzione Francese proclamò nel 1793 la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Allora, la militante rivoluzionaria Olympia de Gouges propose la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina. La ghigliottina le tagliò la testa.
Mezzo secolo dopo, un altro governo rivoluzionario, durante la Prima Comune di Parigi, proclamò il suffragio universale. Allo stesso tempo, negò il diritto di voto alle donne per unanimità meno uno: 899 voti contrari, uno a favore.
1500 ANNI FA
L’imperatrice cristiana Teodora non disse mai di essere rivoluzionaria, né nulla di simile. Ma mille cinquecento anni fa l’impero bizantino fu, grazie a lei, il primo luogo al mondo dove l’aborto e il divorzio furono diritti delle donne.
LIBERO COMMERCIO
Il generale Ulises Grant, vincitore nella guerra del nord industriale contro il sud schiavista fu poi presidente degli Stati Uniti. Nel 1875, rispondendo alle pressioni britanniche, rispose: «fra duecento anni, quando avremo ottenuto dal protezionismo tutto quello che ci può offrire, anche noi adotteremo il libero commercio». Così, nell’anno 2075, la nazione più protezionista del mondo adotterà il libero commercio.
LA REGINA
Lootie, «Piccolo bottino», fu il primo cane pechinese a giungere in Europa. Arrivò a Londra nel 1860. Gli inglesi lo battezzarono così perché faceva parte del bottino strappato alla Cina, alla fine delle due lunghe guerre dell’oppio.
Vittoria, la regina del narcotraffico, aveva imposto l’oppio a cannonate. La Cina fu trasformata in una nazione di drogati, in nome della libertà, la libertà del commercio.
DEBITI
In nome della libertà, la libertà del commercio, il Paraguay fu distrutto nel 1870. Dopo una guerra di cinque anni, questo paese, l’unico paese delle Americhe che non doveva un centesimo a nessuno, inaugurò il suo debito estero. Alle sue fumanti rovine giunse, da Londra, il primo prestito. Fu destinato per pagare un enorme indennizzo al Brasile, all’Argentina e all’Uruguay. Il Paese assassinato pagò ai paesi assassini lo sforzo che avevano fatto per assassinarlo.
PECCATI
Anche Haiti pagò un enorme indennizzo. Da quando nel 1804 aveva conquistato la sua indipendenza, la nuova nazione distrutta per un secolo e mezzo dovette pagare alla Francia una fortuna per espiare il peccato della sua libertà.
DIRITTI UMANI
Le grandi imprese negli Stati Uniti godono dei diritti umani. Nel 1886 la Suprema Corte di Giustizia estese i diritti umani alle corporazioni private ed è ancora così.
Pochi anni dopo, in difesa dei diritti umani delle loro imprese, gli Stati Uniti invasero dieci paesi, in diversi mari del mondo.
Allora Mark Twain, dirigente della Lega Antimperialista, propose una nuova bandiera, con piccoli teschi al posto delle stelle, e un altro scrittore, Ambrose Bierce, ebbe a sentenziare: «La guerra è il cammino scelto da Dio per insegnarci la geografia».
MESSA A PUNTO
I campi di concentramento nacquero in Africa. Gli inglesi iniziarono l’esperimento e i tedeschi lo misero a punto. Hermann Göring applicò in Germania il modello che il suo papà aveva sperimentato, nel 1904, in Namibia. I maestri di Joseph Mengele avevano studiato, nel campo di concentramento della Namibia, l’anatomia delle razze inferiori. I cobayos erano tutti neri.
SPORT
Nel 1936, il Comitato Olimpico Internazionale non tollerava insolenze. Nelle Olimpiadi del 1936, organizzate da Hitler, la squadra di calcio del Perù sconfisse per 4 a 2 quella dell’Austria, il paese natale del Führer. Il Comitato Olimpico annullò la partita.
AMICI DEGLI AMICI
A Hitler non mancarono amici. La Fondazione Rockefeller finanziò ricerche razziali e razziste della medicina nazi. La Coca-Cola inventò la Fanta, in piena guerra, per il mercato tedesco. L’Ibm rese possibile l’identificazione e la classificazione degli ebrei e questa fu la prima applicazione su vasta scala del sistema delle schede perforate.
STATE BUONI
Nel 1953 scoppiò la protesta operaia nella Germania comunista. I lavoratori occuparono le strade e i carri armati tedeschi si incaricarono di farli star zitti. Allora Bertold Brecht propose: «Non sarebbe più facile che il governo sciogliesse il popolo e ne scegliesse un altro?»
STORIA
Operazione marketing. L’opinione pubblica è il target. Le guerre si vendono mentendo, così come si vendono le automobili.
Nel 1964 gli Stati Uniti invasero il Vietnam, perché il Vietnam aveva attaccato due navi degli Stati Uniti nel golfo di Tonchino. Quando la guerra aveva già fatto fuori un sacco di vietnamiti, il ministro della Difesa, Robert McNamara, ammise che l’attacco di Tonchino non c’era mai stato. Quarant’anni dopo, la storia si è ripetuta in Iraq.
POETI
Migliaia di anni prima che l’invasione nordamericana portasse la Civiltà in Iraq, in quella terra barbara era nato il primo poeta d’amore della storia universale. In lingua sumera, scritto sull’argilla, il poeta narrò l’incontro di una dea e di un pastore. Inanna, la dea, quella notte amò come se fosse mortale. Damuzi, il pastore, quella notte fu immortale.
PARADOSSI
Paradossi erranti, paradossi intriganti: l’Aleijandinho, l’uomo più brutto del Brasile, creò le più belle sculture dell’era coloniale americana; Il libro di viaggi di Marco Polo, avventura della libertà, fu scritto nel carcere di Genova; Don Chisciotte della Mancia, altra avventura della libertà, nacque nel carcere di Siviglia; Furono dei nipoti degli schiavi neri a creare il jazz, la più libera delle musiche; Uno dei migliori chitarristi jazz, il gitano Django Reinhardt, aveva solo due dita nella mano sinistra; Non aveva mani Grimod de la Reynière, il grande maestro della cucina francese. Scriveva, cucinava e mangiava con un uncino.
 

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donne

Quando arrivai a casa telefonai di nuovo a Sara.
“come va ?”. le chiesi.
“E’ un po’ fiacca, oggi”.
“Allora vieni stasera?”.
“Ti ho già detto di sì,no?”.
“Ho dell’ottimo vino bianco. Come ai vecchi tempi”.
“Hai intenzione di rivedere Tanya?”.
“No”.
“Non cominciare a bere fino a quando arrivo io “.
“Va ben”.
“Devo andare…E’ entrato un cliente”.
“Bene. Ci vediamo stasera”.
Sara era una brava ragazza. Dovevo cercare di darmi una regolata anch’io. Se un uomo aveva bisogno di un mucchio di donne voleva dire che non ne aveva nessuna degna di questo nome. Si poteva perdere l’identità , scopando con tutte come facevo io. Sara si meritava un trattamento molto migliore di quello che le riservavo. Adesso toccava a me. Mi sdraiai sul letto e mi addormentai quasi subito.
Fui svegliato dallo squillo del telefono .”Sì?”,dissi.
“Sei Henry Chinaski?”.
” Si “.
” Ho sempre adorato i tuoi libri . Credo che non ci sia miglior scrittore al mondo “.
Aveva la voce giovane e sexy.
” Ho scritto qualcosa di buono, si”.
“Lo so. Lo so. E hai avuto davvero tutte quelle storie con tutte quelle donne?”.
“Si”.
“Senti, anch’io sono una scrittrice. Sto a L.A. e mi piacerebbe conoscerti. Potrei venirti trovare e farti leggere le mie poesie”.
“Non sono mica un editore o un redattore”.
“Lo so. Senti, ho 19 anni. Voglio solo venirti a trovare, va bene?”.
“Stasera non posso”.
“Oh, qualunque sera andrà bene”.
“No, niente da fare”.
“Sei davvero Henry Chinaski, lo scrittore?”.
“Certo”.
“Io sono molto carina”.
“Ne sono sicuro”.
“Mi chiamo Rochelle”.
“Addio, Rochelle”.
Riappesi. Ce l’avevo fatta… per una volta.
Andai in cucina, aprii una boccetta di vitamina E, 400 unità ciascuna, e ne buttai giù parecchie con un bicchiere di Terrier. Sarebbe stata una buona per Chinaski. Il sole filtrava obliquo dalle veneziane, disegnando le solite forme sul tappeto, e il vino bianco era al fresco in frigorifero.
Aprii la porta e uscii sulla veranda. C’era uno strano gatto, là fuori. Era enorme, un maschio, col pelo nero, lucido, e gli occhi gialli luminosi. Non aveva paura di me. Si avvicinò, cominciò a strusciarsi contro una delle mie gambe e a fare le fusa. Io ero un brav’uomo e lui lo sapeva. Gli animali sapevano sempre cose del genere. Avevano una specie di istinto. Tornai dentro e lui mi seguì.
Gli aprii una scatoletta di tonno Star-Kist. Della miglior qualità. Peso netto 200 grammi.
charles bukowski
asite096
 

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qualcuno era comunista

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso.
Era come… due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due.
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente
lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
il signor G
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Storie di ordinaria follia

Cass era la più giovane e la più bella di 5 sorelle.
Cass era la più bella ragazza di tutta la città.
Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano.
Cass era fuoco fluido in movimento.
Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava.
Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni.
Non c’era via di mezzo, per Cass.
C’era anche chi diceva ch’era pazza.
Gli imbecilli lo dicevano.
Gli imbecilli non potevano capirla.

Charles Bukowski

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