Archivi del mese: giugno 2013

linea d’ombra

A Giordana
Amica e lettrice dal primo post all’ultimo
Questo

Fine trasmissioni: Il raccolto per come era stato pensato finisce qua.
Ad aggiungersi al grande vuoto per la mancanza di Sir Robert delle sue risposte, delle sue battute – Bok, ma quanto mi manchi ? – arriva anche un’altra legnata che toglie il respiro: entrerò in ferie, questo si, ma poi non rientrerò più al lavoro.

Potrei usare tanti termini, addolcire la pillola oppure scrivere tonnellate di righe, cariche di rabbia, per tentare di spiegare, ma la realtà è una sola: licenziato, insieme ad altri dodici colleghi

Ho scoperto che ventitré anni di (credo) buon lavoro non sono grande moneta di scambio; ho scoperto che la mia amata Costituzione – partendo dall’articolo 1 per arrivare al 41 – è lettera morta; ho imparato che i miei diritti di lavoratore (contratto a tempo indeterminato) saranno solo un bel ricordo.

In questi ventitré anni, ho costruito una famiglia, avuto due splendidi figli, grazie anche al mio impegno al lavoro ed alla sicurezza che mi dava sapere che c’era ed alla serietà che mettevo in campo per mantenerlo.

Ora non sarà niente come prima. Tutto diverso: precario.

Per buttarla in letteratura mi immagino come quel personaggio di Joseph Conrand – il capitano del vascello di Linea d’ombra – che durante un viaggio drammatico, tra maledizioni alla nave (la Crisi finanziaria che colpisce noi poveri cristi dal 2008 ad oggi ?), febbri tropicali (il malato sistema politico italiano ?) e la bonaccia (il drammatico stallo del mondo del lavoro?) deve trovare soluzioni per portare a casa la nave e soprattutto la vita. Il romanzo, per quanto bello, è angosciante (come credo la mia situazione, al pari di quella di tanti altri compagni di viaggio) ma alla fine il arriva il vento e con esso il lieto fine.

Io non so se il lieto fine è previsto anche per me, ma fin da ora sono seduto sul cassero, fumando la pipa, con i miei pensieri e la mia Dignità: non so se Capitano o Mozzo, ma certamente pronto a riprendere il largo appena il vento lo consenta.

Il protagonista ripartendo per un nuovo viaggio, visto la tragedia appena consumata, prenderà il largo senza le illusioni giovanili, avviato all’età adulta; io quelle mie illusioni giovanili, fatte non di velieri e vascelli, ma di Diritto, Dignità, Lavoro e SOCIALISMO le voglio mantenere così da riuscire a cogliere il vento con giudizio e attenzione. Per tutti e non solo per me.

Questo ora il mio impegno, da cui anche la poca voglia di scrivere.
Il raccolto resterà per le canzoni di Edo, di Carlo, per PPP e la sua lucidità, e per postare, magari, una qualche notizia, ma la bonaccia ha colpito anche me.

Sir Robert, grande Capitano e navigatore, avrebbe capito.

¡ hasta luego ! G.

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ernesto

A Meri,
ignota compagna di Bardi

Oggi fa gli anni Ernesto, ed anche se non c’è più mi va di fargli gli auguri
Per me è una persona importante: un esempio.
Una persona che certamente non voleva tributi, libri, magliette, striscioni e medaglie, ma solamente mantenere la parola data.
Ci riuscì, fino in fondo. Ed ecco perchè ci sono i tributi, i libri, le magliette, gli striscioni, le medaglie.
Ernesto, oltre che rivoluzionario, intellettuale di prim’ordine, medico dei poveri, guerrigliero, fu anche ministro dell’Industria della Repubblica di Cuba, quindi direttore dell’Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e della Banca Nazionale.

Durante l’esperienza di Direttore della banca nazionale, per sua stessa ammissione, non si capacitò delle logiche bancarie, anche perchè come ricorda Fidel: «era radicalmente contrario a utilizzare ed elaborare le leggi e le categorie economiche del capitalismo nella costruzione del socialismo», tanto da esprimere il suo disagio per il ruolo, firmando le banconote solo con il suo soprannome: “Che”
Sbagliava ? Si pavoneggiava ?
Fate voi. Secondo me aveva la vista lunga Continua a leggere

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fukushima today

Fukushima, dentro la centrale nucleare di Daiichi: il cantiere infinito che non smette di creare allarme
di Stefano Carrer

FUKUSHIMA DAIICHI – Autoveicoli rovesciati in posizione quasi verticale. Erano stati il simbolo della violenza dello tsunami: oggi non si trovano più lungo le centinaia di chilometri di costa flagellata dall’onda assassina, dove la ricostruzione avanza. Questo simbolo si può trovare solo all’interno della centrale nucleare di Fukushima Daiichi: sbattuti sulle pareti malmesse dell’edificio che ospita il quarto reattore danneggiato, sul lato che dà verso un mare grigio, i veicoli ormai arrugginiti che lanciano le loro ruote verso il cielo non sono stati toccati da nessuno dall’ormai lontano 11 marzo 2011. Eppure la centrale si è trasformata in un immenso cantiere. Le apparenze non sarebbero nemmeno tanto diverse da quelle di un enorme sito industriale in ristrutturazione, se non fosse che tutti gli esseri umani sono in tuta integrale anti-radiazioni, il che – al pari degli autoveicoli alla rovescia – dà la sensazione di un costante day-after, della presenza continua di un disastro che pare non finire mai.

Il TOUR ORGANIZZATO – Una dozzina di giornalisti internazionali hanno potuto entrare nella centrale il 12 giugno in un tour organizzato dalla Tepco (Tokyo Electric Power), Continua a leggere

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