Archivi del mese: gennaio 2010

una, due cose da matto, roba da tso …

Tanto per tirarsi su il morale vi butto lì che se fossi il proprietario dell’Ape fermo pazientemente in coda a causa delle pecore nella sede stradale (ultimo spot mercedes), un istante dopo che queste fanno passare il macchinone del capo, prendo il trabicolo, metto in moto (rattatatan, rattatatan, rattatatan) e senza dare colpo di clacson alcuno pesto le «péccòre ùna a ùna»  (da leggersi in lingua sarda) fin ché delle servili dodicimila bestiole presenti nella pubblicità non ne ottengo un bel pullover che può andar bene persino a Ferrara. Poi prendo il numero di targa del macchinone e vediamo come va a finire …. Continua a leggere

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Falce e Vinello a Bologna

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A Ribella Stocchi (Sala Baganza 1912 – Collecchio 1983)

Per la felicità di tutti gli uomini 
Pietro Gori

 Amici e compagni miei.

Voi queste cose le avete pensate altre volte; oggi io che ho vissuto molto tra voi e tra il popolo sempre, anche nelle città, ho cercato di farvi meglio conoscere le ingiustizie della vostra condizione; ma a voi, che avete forse sentite più di me le strette del bisogno, e gli stenti di una travagliata esistenza, queste idee saranno più d’una volta venute in forma più o meno chiara alla mente.

Ma voi siete anche qui venuti, e vi siete raccolti. Voi avete anche compreso che solo l’unione di tutte le forze vostre può prepararvi un avvenire migliore.

Entrando qui, voi eravate già ribelli contro le ingiustizie di questa società corrotta, voi avete avuto la speranza e il desiderio di una esistenza migliore, voi entrando qui eravate già degni di migliori destini, perché era in voi la coscienza dei vostri diritti. Voi entrando qui eravate già anarchici per sentimento. Voi nelle giornate lunghe, eterne nel lavoro senza tregua e senza riposo, tra i geli dell’inverno, e sotto la sferza del sole di estate, o seduti innanzi alla vostra tavola, dove è scarso il pane, e attorno alla quale i figli mal vestiti tremano dal freddo, avete forse avuto come in un sogno la visione di una grande, di una immensa famiglia, composta di tutta la umanità vivente fraternamente in un comune e reciproco amore, in una santa concordia; tutti eguali nei diritti e nei doveri, tutti lavoratori attivi e fecondi, a cui la fatica non fosse come ora insopportabile e dura, allietati di un conforto, di un sano e largo nutrimento, di un riposo ristoratore, di una qualche ricreazione dello spirito. Voi forse l’avete sognata ed avete un desiderio ed una speranza che questo sogno diventi realtà.

E voi avete nel vostro cuore il patto solenne e il giuramento che combatterete uniti per il conseguimento di questa grande felicità di tutti gli uomini.

Ma se voi tutte queste cose avete pensato entrando qui dentro, eravate già anarchici nel cuore e nel desiderio. Se voi avete fermo nella mente il proposito che lo stato attuale delle cose abbia in un modo o nell’altro termine; ed il vostro ideale possa essere compiuto quanto più presto possibile; e se anche avete compreso le poche cose, che stasera ho cercato alla meglio di esporvi, voi fin da questo momento cominciate a far parte della grande famiglia anarchica che cospira a rivendicare i diritti di tutti gli oppressi contro le prepotenze di tutti gli oppressori. Ma se voi desiderate conoscere come questa grande famiglia anarchica vive, e come pensa di raggiungere il suo ideale, e qual debba essere la sua missione nelle nuovissime battaglie del pensiero moderno, io vi dirò brevemente.

Se a tutte le angustie del presente sistema economico-sociale voi vi sentite e vi dichiarate ribelli, voi siete anarchici, perché avete la coscienza dei vostri diritti di uomini. Voi siete anarchici perché volete distruggere questa putredine dell’oggi per edificare la società umana sotto una forma nuova e differente, sulle basi dell’amore, della fratellanza e della solidarietà. Ecco perché voi siete, e vi chiamate anarchici.

 Il grande partito anarchico internazionale, è come una immensa famiglia composta dei lavoratori e degli oppressi di tutto il mondo. Esso si prepara ad una grande battaglia e questa sarà la più gloriosa, la più giusta, la più santa battaglia dell’avvenire; la rivoluzione sociale, la battaglia finale di tutti gli oppressi contro gli oppressori, di tutti gli sfruttati contro tutti gli sfruttatori. La rivoluzione sociale sarà la rivendicazione di tutti i diritti del popolo, sarà il gran giorno dell’uguaglianza umana: la rivoluzione sociale spazzerà via come il soffio potente di una immensa tempesta, tutti i privilegi e tutte le ingiustizie del presente, tutte le barriere e tutti i confini tra popolo e popolo. L’aria sarà purificata da quella ultima lotta di tutto l’avvenire contro tutto il passato.

Cadranno le mostruose e decrepite istituzioni del presente, e l’organismo della grande famiglia umana rifiorirà spontaneamente, secondo le leggi immutabili della natura.

 (…) Il lavoro è dunque il primo elemento della vita sociale, e attorno alla gloriosa bandiera del lavoro l’umanità affratellata si stenderà amorosamente la mano, allorquando sotto lo scroscio formidabile della grande rivoluzione, sarà caduta la proprietà individuale, e sarà subentrata a questa la proprietà comune. Colla proprietà individuale cadranno tutti i privilegi di casta.

 Avendo tutti gli uomini gli stessi diritti e gli stessi doveri nelle relazioni reciproche, nessun lavoro sarà più disprezzato di un altro, giacché tutti i lavori, anche quelli considerati ora come i più abbietti, sono nobili, perché sono utili all’uomo, e tutti più o meno necessari alla convivenza sociale. Il lavoro sarà diviso fra gli uomini a seconda delle attitudini e della capacità e dell’ingegno di ciascuno; nobile e rispettato del pari il lavoro intellettuale, non meno faticoso di quello manuale, del medico, dell’ingegnere, del meccanico, come il lavoro materiale dell’operaio e dell’artigiano. Ognuno darà l’opera sua nella corporazione d’arte e di mestieri, a cui appartiene, a seconda delle proprie forze; e le produzioni dei diversi generi di lavoro, i raccolti della campagna, i prodotti dell’industria e dell’arte saranno custoditi nelle varie località in depositi comuni, da cui ciascuno prenderà quanto gli abbisogna per se e per la famiglia.

La formula del lavoro e del consumo si riassume nella massima: Da ciascuno secondo le proprie forze, a ciascuno secondo i propri bisogni.

Il lavoro essendo allora divenuto un dovere per tutti, ed essendo moltissimi più i lavoratori, la produzione di tutti i generi avrà un grandissimo aumento; tanto da essere più che sufficiente ai bisogni di tutti, e la divisione del lavoro tra un numero di persone assai maggiore di quelle che attualmente devono produrre per tutti, risparmierà a ciaschedun lavoratore parecchie ore di fatica.

Tutto quello che verrà accumulato nei magazzini e nei depositi della comunità, prodotti della terra, tessuti, manifatture, commestibili ed ogni oggetto infine necessario alla vita, essendo il frutto del lavoro di tutti, dovrà appartenere a tutti indistintamente.

 

Addio Lugano bella
o dolce terra pia
scacciati senza colpa
gli anarchici van via
e partono cantando
con la speranza in cor

 Ed è per voi sfruttati
per voi lavoratori
che siamo ammanettati
al par dei malfattori
eppur la nostra idea
è solo idea d’amor

 Anonimi compagni
amici che restate
le verità sociali
da forti propagate
è questa la vendetta
che noi vi domandiam

 Ma tu che ci discacci
con una vil menzogna
repubblica borghese
un dì ne avrai vergogna
noi oggi t’accusiamo
in faccia all’avvenir

 

Banditi senza tregua
andrem di terra in terra
a predicar la pace
ed a bandir la guerra
la pace per gli oppressi
la guerra agli oppressor

 

Elvezia il tuo governo
schiavo d’altrui si rende
d’un popolo gagliardo
le tradizioni offende
e insulta la leggenda
del tuo Guglielmo Tell

 

Addio cari compagni
amici luganesi
addio bianche di neve
montagne ticinesi
i cavalieri erranti
son trascinati al nord

E partono cantando
con la speranza in cor

 


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notte prima degli esami

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.

Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l’amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po’ diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l’amore è amore, se l’amore è amore,
se l’amore è amore, se l’amore è amore,
se l’amore è amore.

antonello venditti

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