Archivi del mese: maggio 2009

Pirati, Somalia, Noi

Mohamed Abshir Waldo è un analista somalo che lavora in Kenia.  
E’ autore di una pubblicazione dal titolo "Le due piraterie in Somalia: Perché il mondo ignora l’altra?".  
Ecco la sua testimonianza:

"Ci sono due piraterie in Somalia. Una è quella che sta all’origine del problema di oggi, e che è la pesca illegale da parte di imbarcazioni straniere, che oltre tutto mentre pescano assolvono a un altro compito illegale, cioè la discarica di scorie tossiche industriali e persino nucleari nelle nostre acque, tutte provenienti dal mondo ricco. L’altra pirateria è quella che vi raccontano i vostri media. Ma essa si è scatenata in reazione a quei crimini, quando le nostre acque furono avvelenate, quando fu saccheggiato i nostro pesce, e in un Paese poverissimo i pescatori capirono che non avevano altra possibilità se non quella di reagire con la violenza contro le navi e le proprietà dei Paesi potenti che sponsorizzano la vostra pirateria e la discarica tossica qui.

Le nazioni maggiormente coinvolte in questa prima pirateria sono la Francia, la Norvegia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, le Gran Bretagna, ma anche la Russia e i Paesi asiatici come la Korea, Taiwan, le Filippine, la Cina. Tutto è cominciato, per quanto riguarda la pesca illegale, nel 1991. Le comunità dei pescatori somali ha per anni protestato presso l’ONU e la UE, ma sono stati del tutto ignorati. I pescherecci occidentali arrivano qui e pescano senza licenza, addirittura reagiscono con la forza quando le nostre barche li contrastano, ci tirano addosso acqua bollente, ci sparano, ci mirano contro con i vascelli. Queste cose sono accadute per anni, finché i pescatori somali si sono organizzati in un corpo di Guarda Costiera di Volontari Nazionali, che voi ora chiamate ‘i pirati’.

Oggi le marine militari di questi Paesi pirateschi sono qui a proteggerli. I nostri pescatori hanno paura ad uscire in mare perché spesso vengono fermati dagli incrociatori occidentali e arrestati solo perché sospettati di essere ‘pirati’. Si tratta di una terribile ingiustizia, con la comunità internazionale che fa solo i propri interessi e ci ignora. I nostri ‘pirati’ di oggi sono ex lavoratori alla disperazione, null’altro.

E poi c’è nel sottofondo il problema della discarica di sostanze industriali tossiche dai Paesi ricchi nelle nostre acque, che è iniziato negli anni ’70 ed è continuato sempre, in risposta soprattutto alla nascita in Occidente di leggi ambientali molto più severe di prima. E così i vostri governi hanno pensato di scaricarle in nazioni povere o in guerra, che non potevano reagire, o i cui governi potevano essere corrotti. Al Jazeera lo ha documentato, ma anche la CNN credo. E’ stato detto e più volte scritto che la Mafia italiana è pesantemente coinvolta qui in Somalia nella discarica di sostanze proibite (Ilaria Alpi, ricordiamoci, P.B.).

Proprio ieri (13/04) una nave è stata catturata nel golfo di Aden dai pescatori, non dai ‘pirati’, ma dai pescatori, che sospettavano che stesse per scaricare sostanze tossiche. La nave ha immediatamente gettato a mare due enormi container quando hanno visto i pescatori, ma per fortuna essi non sono affondati e sono stati trascinati a riva. La comunità locale ha invitato i vostri governi a venire a ispezionare quei container, ma per ora non c’è stata risposta.

La Banca Mondiale alcuni anni fa fece trapelare un memorandum confidenziale dove Larry Summers, che allora era il suo capo economista (oggi consigliere economico di Obama, P.B.), diceva "Penso che la logica economica dietro alla discarica di sostanze tossiche nelle nazioni più povere sia impeccabile e dovremmo affrontare questo fatto. Ho sempre pensato che i Paesi sotto-popolati in Africa siano molto sotto inquinati". Poi ritrattò e disse che era sarcasmo."

Paolo Barnard
da  nuovamentequi.blogspot.com/ 

 

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La balàda del Genesio

Se ciàmi Genèsio e ho faa propi de tütt
puèta, spazzèn, astronauta e magütt
ho pirlàa per el muund fino all’ultimo chilometro
innànz e indree cumè el mercurio nel termometro
 
Sun naa in söe la löena dumà cun’t i öcc
ho sparaa cuntra el teemp e ho desfàa i urelòcc
ho pregaa mìla voolt senza nà giò in genöcc
ho giraa cun’t el smoking e a pee biùtt piee de piöcc…
 
M’è tucaa impara’ che la röeda la gira
che ogni taant se stravàcca el büceer de la bìra
tra furtöena e scarogna gh’è una corda che tira
quaand el diàvul el pica el ciàpa la mira…
 
Sun staa l’incüdin e quai volta el martèll
ho dato retta al cuore e quai volta a l’üsèll
nel böcc de la chitàra ho scundüü questa vita
sia i pàgin in rùss che quii scrivüü a matita…
 
El curtèll in una man e nell’oltra un màzz de fiuu
perchè l’amuur e la moort i henn sempru lè scundüü
ogni dè nàvi via cun un basèn o una pesciàda
cul destèn de dree di spàll per mulàmm ‘na bastunàda…
 
E de ogni mia dona se regòrdi el surìis
anca se cun nissöena sun rüvaa ai benìis
tanti donn che in sacòcia gh’eren scià el paradiis
insèma al rusètt hann lassàa i cicatriis…
 
Scapàvi e inseguìvi senza mai ciapà fiaa
curiàndul nel veent… fiuu senza praa
una trottùla mata sempru in giir senza sosta
un boomerang ciùcch senza mài una risposta…
 
Zìngher e sciuur sempru söel mè binàri
suta un’alba e un tramuunt püssèe rùss del Campàri
ma i ricordi i hènn smagg e me spècia el dumàn
el me spècia incazzàa cun scià i buumb a màn
 
Sigarètt senza nomm e büceer senza storia
hann faa i ghirigori nella mia strana memoria
tatüagg invisìbil che me càgnen de nòcc
e una vita tiràda cumè un nastru de scotch…
 
La mia ciciaràda làssa el teemp che la tröeva
vardi el cieel de nuvembra cun la sua löena nöeva
sun el Genèsio e questu l’è tütt…
cun qualsiasi vestii, suta … sun biùtt…
Davide Van de Sfroos
 
 
Mi chiamo Genesio e ho fatto proprio di tutto
poeta, spazzino, astonauta e muratore
ho girovagato per il mondo fino all’ultimo chilometro
avanti e indietro come il mercurio nel termometro
 
Sono andato sulla luna solo con gli occhi
ho sparato contro il tempo e ho distrutto gli orologi
ho pregato mille volte senza andare giù in ginocchio
ho girato con lo smoking e a piedi nudi pieno di pidocchi
 
ho dovuto imparare che la ruota gira
che ogni tanto si rovescia il bicchiere della birra
tra fortuna e sfortuna c’è una corda che tira
quando il diavolo picchia prende la mira…
 
sonos tato l’incudine e qualche volta il martello
ho dato retta al cuore e qualche volta all’uccello
nel buco della chitarra ho nascosto questa vita
sia le pagine in rosso che quelle scritte e matita…
 
Il coltello in una mano e nell’altra un mazzo di fiori
perchè l’amore e la morte sono sempre lì nascosti
ogni giorno andavo via con un bacio o una pedata
con il destino dietro alle spalle per mollarmi una bastonata
 
e di ogni mia donna mi ricordo il sorriso
anche se con nessuna sono arrivato ai confetti
tante donne che in tasca avevano il paradiso
insieme al rossetto hanno lasciato le cicatrici…
 
Scappavo e inseguivo senza mai prendere fiato
coriandoli nel vento… e fiori senza prato
una trottola matta sempre in giro senza sosta
un boomerang ubriaco senza mai una risposta…
 
zingari e signori sempre sul mio binario
sotto un’alba e un tramonto più rossi del Campari
ma i ricordi sono macchie e mi aspetta il domani
mi aspetta incazzato con lì le bombe a mano
 
Sigarette senza nome e bicchieri senza storia
hanno fatto i ghirigori nella mia strana memoria
tatuaggi invisibili che mi mordono di notte
e una vita tirata come un nastro di scotch…
 
La mia chiacchierata lascia il tempo che trova
guardo il cielo di novembre con la sua luna nuova
sono il Genesio e questo è tutto…
con qualsiasi vestito, sotto… sono nudo…
 
Davide Bernasconi  – Contrabbandiere 
 


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sfiorisci bel fiore

C’è un fiore di campo che è nato in miniera
per soli pochi giorni lo stettero a guardar.
Di un pianto suo dolce sfiorì in una sera,
a nulla le nere mani valsero a salvar.

Sfiorisci bel fiore, sfiorisci amore mio
che a morir d’amore c’è tempo lo sai.

E un dì un bel soldato partiva lontano
fu solo per gioco che lui ti baciò.
Piangesti stringendo la fredda sua mano
lui rise con gli altri e il treno via andò.

Sfiorisci bel fiore, sfiorisci amore mio
che a morir d’amore c’è tempo lo sai.

C’è laggiù in un prato una bella dormente,
ma neanche un tuo bacio svegliarla potrà.
Morì disperata ma il viso è gaudente,
chi passa vicino di lei riderà.

Sfiorisci bel fiore sfiorisci amore mio
che a morir d’amore c’è tempo lo sai.

C’è odore di cibo quest’oggi nell’aria
che la pioggia cancella ma presto tornerà
Qui spezzerò il mio pane e starò ad aspettare
la pelle mia nera chi mi rinfaccerà 

Enzo Jannacci  

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sogno nr.2

– Imputato, ascolta:
noi ti abbiamo ascoltato.
 
Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo
piantata tra l’aorta e l’intenzione.
Noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell’ultima emozione,
quando uccidevi,
favorendo il potere,
i soci vitalizi del potere,
ammucchiati in discesa
a difesa
della loro celebrazione.
 
E se tu la credevi vendetta,
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere,
mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge,
quello che non protegge:
la parte del boia.
 
Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio,
quello della mia
è l’indice,
eppure anche tu hai giudicato.
 
Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato,
il potere ti è grato.
 
Ascolta:
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
 
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.

Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato? – 
 
Faber 

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