Archivi tag: Claudio Scàjola

praivasi

Non so più cosa pensare …

Evidentemente deve essere buona abitudine dei potenti di turno il raccontar fregnacce quando vengono chiesti, rispettosamente e DOVEROSAMENTE, delucidazioni circa affari di dubbia natura.
Questa abitudine impone (quindi, giustifica) la presa per il culo del povero popolino, ove la richiesta di spiegazioni fosse, come dire, più insidiosa.
Un caso per tutti, per esempio, è quello di “sciaboletta” Scajola, che «a sua insaputa» si trovò quel “popò di dependance” davanti ar Colosseo.
«Ma a insaputa de chi ?»

Questo il passato. Continua a leggere

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andiamo avanti. ma fermiamoci un momento

Mentre all’orizzonte si profila un colossale aeresol di Iodio 131 misto Cesio134 – non allarmante per la salute ! ma sarebbe meglio, però, che ci dicessero, se non fa male, se fa bene, che così poi, se fa bene, detoniamo un paio di reattori anche noi in europa ! – si profila l’ormai classica posizione DEMENZIALE/DELINQUENZIALE del nostro governo.
 Paolo Romani, che siede al dicastero che fu dell’altro “jackal dell’atomo” Scàjola, ha avuto l’ardire di affermare che, visti gli infausti eventi di Fukushima, è necessario effettuare una moratoria (?) di un anno – dedicata (forse ?) ad approfondire l’ossimoro tra la sicurezza e le centrali nucleari – per poi eventualmente ripartire dai progressi effettuati in questo anno (ma non siamo in moratoria ?).
 Nel mentre, lasciare a decantare gli adempimenti di legge – ed il plutonio di Fukushima che sta “fumando” anche in questo momento ! – per la conversione del decreto che riporta il nostro paese sulla strada dell’atomo, che il referendum del prossimo giugno si prefigura di cancellare.
 
Che Romani e il governo ci vogliano fregare per la II° volta dal ’87 ?
Che con la moratoria (???) intendano già delegittimare il risultato di un referendum che ancora si ha da fare, ma che si prefigura, per l’ennesima volta, con maggioranza bulgara, CONTRO il piano energetico nucleare ?
Fosse vero sarebbero all’ultimo stadio democratico … e proprio per questo non credo di sbagliarmi.
 
 Gli ottimisti potranno pensare che tra un anno Romani sarà a far altro; altri che i prossimi “stress test” sui reattori europei daranno il nuovo colpo di grazia al nucleare (“Certe centrali nucleari non passeranno i test di sicurezza”, aveva dichiarato Guenther Oettinger, commissario Ue all’Energia”  … e allora viene da domandarsi perché continuano a funzionare ADESSO), altri ancora che comunque terranno duro sul loro NO al nucleare, per un SI alla vita….
 
ma la sensazione della grossa presa per il culo di queste ore, ahimè, resta …
 
 PS
Al Paolo Romani si deve tra le altre cose  il D.Lgs 169/2010 dedicato a cinema, web, televisioni …e con esso la delibera 668 2010 cosiddetta “bavaglio web“. Un decreto talmente liberticida che se ti ritrovi il testo di una canzone pubblicato su il sito personale te lo vedi oscurato per violazione del copyright. Che sia fatto per mettere le mani sull’informazione libera che ti offre la rete ?
Lo stile è quello della Cina e dell’Iran; la classe, viene da dire, la solita …
Per  aderire alla campagna contro l’approvazione della norma: http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?copy
 
PPS
L’
ambasciatore americano a Roma David H. Thorne ha criticato severamente il decreto Romani, in un cablogramma confidenziale spedito a Washington il 3 febbraio 2010. Secondo Thorne, la legge “sembra essere stata scritta per garantire al governo abbastanza libertà da bloccare e censurare ogni contenuto web”. Thorne lamenta la mancanza di cooperazione del governo italiano nella lotta alla pirateria informatica, e il passaggio ad un approccio regolamentativo che consenta di attaccare la concorrenza, commerciale (Sky) o politica del governo Berlusconi. Sempre secondo Thorne, ciò rispecchia l’utilizzo privato del potere, da parte di Berlusconi, sin dai tempi di Craxi, e potrebbe avere l’effetto di dare ad altri governi, come la Cina, una giustificazione per limitare la libertà di espressione al loro interno.[22][23][24][25]
¡ hasta luego ! G.

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it’s wonderful, good luck my baby !

Ammetto, anch’io sono stato “contagiato” dalle belle puntate di “Vieni via con me”. Certo se dovessi mettermi a fare un elenco, uno qualsiasi, per restare e/o partire, sono sicuro che mi perderei in lunghe e tediose riflessioni (di cui a nessuno fregerebbe un par di ciufoli). Mi limito quindi ad elencare un solo buon motivo.
Vado via, perchè … «lo stato peggio che da noi, solo l’Uganda» (G.Gaber)
Resto, perchè … voglio proprio vedere come va a finire.
Perchè, diciamocelo, dovrà pur finire in qualche modo.
continua …

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m’importa ‘na sega

Effettivamente l’oggetto in è un poco scurrile, ma ho preso a prestito la nota hit dei CSI – cantata magistralmente da Lindo Ferretti – per (ri)proporvi una notizia di quelle ….. non inutili: di più !

Il venerdì 17 settembre us la Presidenza della Repubblica ratificato la revoca del il titolo di Cavaliere del Lavoro all’ex patron della Parmalat, Callisto Tanzi.
  
Importante ? decisamente no (vedi oggetto)
Tanto più che anche a Tanzi, visto le richieste del PM nel processo qua a Parma (vent’anni di reclusione che si andrebbero ad aggiungere ai 10 anni cuccati a Milano), non credo possa fregare un gran che …
Cavaliere del Lavoro, figuriamoci.
  
Premesso che non sono qua a difendere un lazzarone come il “Calle”  continua …

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il patto della prostata

Chiuso per lutto il salotto di Maria Angiolillo, chiuso per ferie il salotto di Porta a Porta, il tenutario Vespa ha dovuto aprire quello di casa sua, anzi di Propaganda Fide, con vista su Trinità dei Monti, e apparecchiare un frugale pasto per alcuni noti senzatetto, strappandoli alla mensa della Caritas: il signor B., la figlia Marina, Piercasinando, il banchiere Geronzi, il governatore Draghi, Letta-Letta con gentil consorte e il cardinal Bertone che passava di lì in sottana di ordinanza a riscuotere la pigione (10 mila euro al mese). Assente giustificato Flavio Carboni, trattenuto da un precedente impegno a Regina Coeli.Sempre schivo e modesto, l’insetto ha spiegato di aver voluto festeggiare i suoi primi “cinquant’anni di giornalismo” (lui lo chiama così) con “pochi amici”: la prova che B. è perseguitato dai poteri forti e Vespa è un giornalista equidistante. O, come dice Gian Antonio Stella, equivicino. In realtà la soirèe doveva riattizzare la passione fra due vecchi amanti un po’ in freddo: Silvio e Pier. E il mezzano à pois si è volentieri prestato, con la collaborazione della sua signora Augusta Iannini, giudice distaccata al ministero della Giustizia per mettere in italiano le leggi ostrogote che escono dalla penna di Al Fano su misura per Al Nano. La sora Augusta sfaccendava in cucina, raccomandando agli ospiti di mettere le pattine per non sporcare in giro, chè poi tocca a lei lucidare in mancanza di Anemone.

La notizia ha sovreccitato i retroscenisti di palazzo, scatenati nella caccia al menu dell’imperdibile serata, già paragonata per la sua portata storica alla cena in casa Letta del 1997, quella del “patto della crostata” tra B. & Max D’Alema in fregola di Bicamerale. Ora, vista l’età media dei commensali, siamo al patto della prostata. Ma si diceva del menu. Il Geniale parla di “una forchettata di spigola e un sorbetto al limone”. La Stampa aggiunge “una pasta col pesce, un’immancabile caprese di cui il Cavaliere è assai goloso” e poi un imprecisato “gelato”. “Discordanti”, per La Stampa, “le testimonianze sul vino”: è certo che fosse bianco, forse un Greco di Tufo. Il sensale Bruno, vestito da pinguino con le code di rondine, svolazzava felpato tra gli ospiti coi piedi dolci e il tovagliolo bianco sul braccio: “Vogliamo cominciare con un prosciutto e melone? Abbiamo anche degli antipastini caldi. Signori, facciano loro, sono qui per servirli”. Come sempre, del resto. Nessun cronista da riporto fa cenno ai piatti tipici della casa: la lingua d’insetto in tutte le salse e il leccalecca al gusto di tuttifrutti. Pare che B. avesse chiesto un Fini alla vaccinara, ma non c’è stato il tempo.

A fine pasto, a un segnale convenuto dell’anfitrione maculato, Bertone attaccava a illustrare il dogma dell’Immacolata concezione del cardinal Sepe. Draghi spiegava gli standard di onorabilità dei banchieri a un incuriosito Geronzi. Letta e Vespa discutevano animatamente della legge bavaglio, concludendo che per loro non cambia nulla. Le tre pie donne si ritiravano in tinello a caricare la lavastoviglie. La consegna infatti era di consentire ai due piccioncini Silvio & Pier di appartarsi dietro il separè, nella speranza che riscoccasse la scintilla dei bei tempi che furono. Per agevolare il compito a Cupido, il dàlmata dei mezzibusti metteva su un disco romantico e modulava luci soffuse. Silvio, per fare colpo, si ritirava in bagno a incipriarsi il naso e rifarsi il trucco. Poi passava ai preliminari, insistendo molto sulla benedizione vaticana e sulla comune appartenenza al Ppe. Ma Pier faceva la ritrosetta, allora il premier le ha offerto la vicepresidenza del Consiglio più lo Sviluppo Economico, vacante per le dimissioni di Scajola, o gli Esteri, vacanti per la presenza di Frattini Dry. Intanto, in punta di piedi, gli altri ospiti si dileguavano l’uno dopo l’altro, lasciandoli soli.

Quel che è accaduto dopo, a luci spente, lo lasciamo all’immaginazione dei lettori. Per saperne di più, dovremo attendere il prossimo libro di Vespa. A meno che Piercasinando, memore di un illustre precedente, abbia registrato tutto.

 
Marco Travaglio

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