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donne

Quando arrivai a casa telefonai di nuovo a Sara.
“come va ?”. le chiesi.
“E’ un po’ fiacca, oggi”.
“Allora vieni stasera?”.
“Ti ho già detto di sì,no?”.
“Ho dell’ottimo vino bianco. Come ai vecchi tempi”.
“Hai intenzione di rivedere Tanya?”.
“No”.
“Non cominciare a bere fino a quando arrivo io “.
“Va ben”.
“Devo andare…E’ entrato un cliente”.
“Bene. Ci vediamo stasera”.
Sara era una brava ragazza. Dovevo cercare di darmi una regolata anch’io. Se un uomo aveva bisogno di un mucchio di donne voleva dire che non ne aveva nessuna degna di questo nome. Si poteva perdere l’identità , scopando con tutte come facevo io. Sara si meritava un trattamento molto migliore di quello che le riservavo. Adesso toccava a me. Mi sdraiai sul letto e mi addormentai quasi subito.
Fui svegliato dallo squillo del telefono .”Sì?”,dissi.
“Sei Henry Chinaski?”.
” Si “.
” Ho sempre adorato i tuoi libri . Credo che non ci sia miglior scrittore al mondo “.
Aveva la voce giovane e sexy.
” Ho scritto qualcosa di buono, si”.
“Lo so. Lo so. E hai avuto davvero tutte quelle storie con tutte quelle donne?”.
“Si”.
“Senti, anch’io sono una scrittrice. Sto a L.A. e mi piacerebbe conoscerti. Potrei venirti trovare e farti leggere le mie poesie”.
“Non sono mica un editore o un redattore”.
“Lo so. Senti, ho 19 anni. Voglio solo venirti a trovare, va bene?”.
“Stasera non posso”.
“Oh, qualunque sera andrà bene”.
“No, niente da fare”.
“Sei davvero Henry Chinaski, lo scrittore?”.
“Certo”.
“Io sono molto carina”.
“Ne sono sicuro”.
“Mi chiamo Rochelle”.
“Addio, Rochelle”.
Riappesi. Ce l’avevo fatta… per una volta.
Andai in cucina, aprii una boccetta di vitamina E, 400 unità ciascuna, e ne buttai giù parecchie con un bicchiere di Terrier. Sarebbe stata una buona per Chinaski. Il sole filtrava obliquo dalle veneziane, disegnando le solite forme sul tappeto, e il vino bianco era al fresco in frigorifero.
Aprii la porta e uscii sulla veranda. C’era uno strano gatto, là fuori. Era enorme, un maschio, col pelo nero, lucido, e gli occhi gialli luminosi. Non aveva paura di me. Si avvicinò, cominciò a strusciarsi contro una delle mie gambe e a fare le fusa. Io ero un brav’uomo e lui lo sapeva. Gli animali sapevano sempre cose del genere. Avevano una specie di istinto. Tornai dentro e lui mi seguì.
Gli aprii una scatoletta di tonno Star-Kist. Della miglior qualità. Peso netto 200 grammi.
charles bukowski
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Storie di ordinaria follia

Cass era la più giovane e la più bella di 5 sorelle.
Cass era la più bella ragazza di tutta la città.
Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano.
Cass era fuoco fluido in movimento.
Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava.
Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni.
Non c’era via di mezzo, per Cass.
C’era anche chi diceva ch’era pazza.
Gli imbecilli lo dicevano.
Gli imbecilli non potevano capirla.

Charles Bukowski

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Classici

 

 

la nostra insegnante d’inglese alle medie,
Mrs Gredis, non sedeva dietro
la cattedra, lasciava libero
il primo banco e ci montava sopra
con le gambe ben accavallate e
noi fissavamo quelle lunghe gambe
di velluto, quei fianchi magici,
quella tiepida carne scintillante
mentre lei dava di anca
e riaccavallava le gambe
con quelle scarpe nere tacco a spillo
e parlava di Hawthorne
e di Melville e di Poe e di quegli altri.

noi ragazzi non sentivamo una parola
ma inglese era la nostra materia
preferita e di Mrs Gredis non
dicevamo mai male, di lei non
parlavamo nemmeno tra noi,
ci bastava star lì seduti a guardarla
e sapere che le nostre madri
non erano così e che le compagne
di classe non erano così
e che persino le donne di strada
non erano così.

nessuna era come Mrs Gredis
e lo sapeva pure Mrs Gredis,
là seduta sul primo banco,
appollaiata di fronte a 20 maschi
quattordicenni che mai l’avrebbero
dimenticata
attraverso le guerre e gli anni,
mai una così
che parlando ci studiava,
osservava noi incantati da lei,
c’era riso nei suoi occhi,
sorrideva, accavallava e riaccavallava le gambe
ancora e di nuovo
la gonna saliva, spostandosi
delicatamente sempre più su
mentre parlava di Hawthorne
e di Poe e di Melville e d’alto
finché suonava la campana
che concludeva la lezione
l’ora più rapida della nostra giornata.

grazie Mrs Gredis,
per la più meravigliosa
delle lezioni,
con lei la scuola
era più che
facile,
grazie Mrs Gredis,
grazie

C.Bukowski

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